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mercoledì 18 gennaio 2012
lunedì 16 gennaio 2012
venerdì 13 gennaio 2012
Chi è Dio e chi sono io?
Chi è Dio e chi sono io?
Tutti gli attributi di Dio da una parte: la sua potenza, la sua sapienza, la sua giustizia, la sua santità: e dall'altra parte... un granello di polvere!
Questo mi fa avere l'idea esatta di me stesso.
Un tale pensiero, maturato, dovrebbe rendere impossibile il peccato.
Quando infatti resistiamo alla volontà di Dio, è perchè pensiamo di avere qualche diritto alla nostra.
Ciò non potremmo crederlo, se avessimo una profonda cognizione del nostro nulla e della infinita grandezza di Dio.
Ad ogni momento noi riceviamo rinnovato il dono della vita.
Tutti gli attributi di Dio da una parte: la sua potenza, la sua sapienza, la sua giustizia, la sua santità: e dall'altra parte... un granello di polvere!
Questo mi fa avere l'idea esatta di me stesso.
Un tale pensiero, maturato, dovrebbe rendere impossibile il peccato.
Quando infatti resistiamo alla volontà di Dio, è perchè pensiamo di avere qualche diritto alla nostra.
Ciò non potremmo crederlo, se avessimo una profonda cognizione del nostro nulla e della infinita grandezza di Dio.
Ad ogni momento noi riceviamo rinnovato il dono della vita.
Non potremmo esistere per cinque minuti abbandonati a noi stessi.
Quale pazzia e quale cattiveria da parte delle creature levarsi contro Dio,
quando ogni istante della sua vita è un nuovo dono di Lui!
Il riconoscimento della sua onnipotenza e della nostra nullità è un preludio di grandi grazie nella preghiera
martedì 10 gennaio 2012
Gesù insegnava come uno che ha autorità
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)
Gesù insegnava come uno che ha autorità
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Parola del Signore
Una premessa di tipo culturale nel linguaggio evangelico è che bisogna intuire il senso del termine ‘demonio’ in S. Marco, infatti egli ha ben 5 tipi di ‘demoni’nei suoi riferimenti. Tutti i Vangeli sono stati scritti in greco, invece l’Antico Testamento era scritto in ebraico. Quando S. Girolamo è andato a Gerusalemme, mandato dal Papa Damaso, per tradurre la Bibbia in latino, la ‘Vulgata’, si scontrò con dei termini veramente difficili, per esempio tutti i nomi del mondo della mitologia (sirene, centauri, arpie…) S. Girolamo ha tradotto questo universo di nomi con ‘deimos’, da cui ci deriva ‘demonio’, ma si intuisce che con questo termine egli significava una miriade di ‘oggetti’ legati a questi miti, a questi animali mitologici, a queste entità.
In questo caso, siamo a Cafarnao, che sarà il domicilio di Gesù; era una enorme città, posta al crocevia tra il nord e il sud e collegava la Siria con l’Egitto;ospitava pure una legione romana. Era quindi un posto di grande passaggio. Ecco perché Gesù va proprio lì a predicare, ad annunciare il Vangelo. Va nella sinagoga (termine che significa ‘convocare insieme’, che era il loro luogo di culto. E comincia ad insegnare ‘come uno che ha autorità’, e non come i loro scribi. Perché lo scriba insegnava unicamente ripetendo a memoria i concetti degli antichi rabbini, e li citavano per nome. Invece Gesù insegna una cosa nuova. Ed ecco che emerge fuori questo ‘demonio’ che è dentro alla sinagoga, ma è detto ‘nella loro sinagoga’:
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Nella loro….il luogo di culto di prima.
E si chiedevano: Sei venuto a rovinarci? – Chi è che si sente minacciato?
Chi è questo demone? Il culto ebraico, i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei… che si sentono minacciati da questa dottrina che Gesù sta impartendo. Allora non è un demonio come noi lo intendiamo, ma il ‘demonio’ è tutto ciò che si oppone a questa nuova dottrina. E’ la parte religiosa refrattaria al nuovo insegnamento di Gesù, questo è il ‘demonio’ in questo caso, è la parte religiosa del tempo. Non è una realtà che subentra, ma una resistenza che avviene nel cammino verso Dio refrattario al messaggio nuovo che Gesù sta portando: non più l’obbedienza alla legge, ma l’obbedienza all’Amore del Padre.
Questa proposta sconvolge il sinedrio, sconvolge l’istituzione religiosa. ‘Che centri con noi, perché vieni a rovinarci'?- Per Gesù non sarà stato facile: andava ad intaccare la loro mentalità.
Se raccolgo l’insegnamento: “come uno che ha autorità” viene spontaneo pensare all’avvertimento: “attenzione ai falsi maestri”.
Essi possono essere esterni, ma molto spesso possono essere gli interni. Il falso maestro per eccellenza dall’interno è l’autocentralismo, è il fatto di diventare noi metro di misura delle cose. Questo è il peggiore demonio che ci possa essere perché non sono più disposta ad uscire da me stessa, per confrontarmi, per dialogare, per ascoltare, ma il metro di misura sono io, che decreto ciò che è bene e ciò che è male. Questo demonio bisogna saper dominare, riconoscere, gestire! Se io mi pongo in cammino con il Signore, cerco di allontanare questa tendenza che abbiamo connaturale che è il nostro narcisismo. Questo tipo di demoni sono molto pericolosi perché ci fanno estranei a noi stessi.
Voglia il Signore che noi siamo coscienti di quello che noi siamo, che rinasciamo sempre da acqua e Spirito e ci mettiamo sempre alla sequela di Gesù che ha sempre cose nuove da dirci.
Cari saluti. Sr. Ivana
venerdì 6 gennaio 2012
Epifania
Epifania, omelia del Vescovo di Terni,
Mons. Vincenzo Paglia
Omelia
"Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio"(Is 60,4). Queste parole del profeta aprono la festa dell'Epifania, la festa della manifestazione del Signore. Il 25 dicembre abbiamo celebrato la nascita di Gesù nella nostra carne: Dio ha squarciato i cieli ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Oggi, la Santa Liturgia mostra piuttosto il cammino degli uomini verso il Signore. E c'è come un'ansia di universalità e assieme di urgenza che percorre questo giorno: è il desiderio profondo che i popoli e le nazioni della terra non debbano aspettare ancora troppo tempo per incontrare Gesù. Egli è appena nato, non sa ancora parlare, ma tutti i popoli possono già incontrarlo, vederlo, accoglierlo e adorarlo. Tutti i popoli accorrono per vedere e per accogliere quel Bambino.
"Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo", dissero i magi ad Erode appena giusero a Gerusalemme. I magi erano uomini di regioni lontane, ricchi e intellettuali, incamminatisi dall'Oriente verso la terra d'Israele per adorare il "re" ch'era nato. Il Vangelo non indica né il numero, né la patria, né i nomi di questi singolari personaggi; ci fa capire però che non erano ebrei e che pertanto non conoscevano le Scritture. La Chiesa da sempre ha visto in essi l'intera umanità e, con la celebrazione dell'Epifania, vuole quasi guidare ogni uomo e ogni donna verso il Bambino ch'è nato. Nella notte di Natale Gesù si è manifestato ai pastori, uomini d'Israele, anche se tra i più disprezzati; furono loro i primi a portare un po' di calore in quella fredda stalla di Betlemme. Ora giungono i magi dal lontano Oriente e anch'essi possono vedere quel Bambino.
I pastori e i magi, molto diversi tra loro, hanno però una cosa in comune: il cielo. I pastori non si mossero perché erano buoni, ma perché alzando gli occhi al cielo videro gli angeli, ascoltarono la loro voce ed obbedirono. Così pure i magi. Non lasciarono la loro terra per una nuova avventura o per chissà quale strano desiderio; certo, speravano e attendevano un mondo diverso, più giusto, e per questo scrutavano il cielo: videro una "stella" e fedelmente la seguirono. Gli uni e gli altri suggeriscono che per incontrare Gesù è necessario alzare lo sguardo da se stessi, che non si deve restare incollati alle proprie sicurezze e alle proprie abitudini, bisogna invece scrutare le parole e i segni che il Signore ci pone lungo il nostro cammino.
Per i magi, come del resto per i pastori, non fu tutto chiaro fin dall'inizio. L'evangelista non a caso nota che la stella ad un certo punto scomparve. E tuttavia quei pellegrini non si persero d'animo; il loro desiderio di salvezza non era superficiale e neppure banale e la stella aveva davvero toccato in profondità il loro cuore. Giunti a Gerusalemme andarono da Erode a chiedere spiegazioni; le ascoltarono con attenzione e continuarono subito il loro cammino. Si potrebbe dire che la Scrittura aveva sostituito la stella. Ma il Signore non è avaro di segni: all'uscire da Gerusalemme la stella ricomparve, "ed essi provarono una grandissima gioia", nota l'evangelista. A noi, che tanto spesso ci autocondanniamo ad essere guide di noi stessi, oppure a sentirci adulti e indipendenti ad ogni costo, viene rubata la gioia di avere la "stella". Sì, c'è un sollievo nel vedere la stella, ossia nel sentirsi guidati e non abbandonati a se stessi e al proprio destino. La corsa sfrenata verso l'autosufficienza, la testarda convinzione di credere solo a se stessi, non portano consolazione ma solo timore e paura, durezza e tristezza.
I magi ci esortano a riscoprire la gioia di dipendere dalla stella. E la stella è anzitutto il Vangelo, la Parola del Signore, come dice il salmo: "La Tua parola è luce sul mio cammino"(119). La luce del Vangelo ci conduce verso quel Bambino; senza vedere, senza leggere, senza seguire la stella del Vangelo non è possibile incontrare Gesù. I magi terminarono il loro viaggio quando la stella si fermò e "videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono". Giunti in quella povera casa, divenuta un singolare santuario essi, che pure erano re, si inginocchiarono. Probabilmente era la prima volta che si prostravano davanti ad un bambino, loro ch'erano abituati a ricevere onori ed ossequi. Resta senza dubbio un gesto strano; ma per loro che, sapendo guardare oltre se stessi, avevano riconosciuto in quel Bambino il Salvatore, quel gesto era la cosa più vera. Assieme a Maria, a Giuseppe e ai pastori, avevano compreso che la salvezza era accogliere nel proprio cuore quel Bambino, debole e indifeso.
Ben diversa fu la reazione di Erode e degli abitanti di Gerusalemme. Appena seppero del Bambino non sentirono gioia come i magi o i pastori; al contrario, tutti si turbarono ed Erode lo fu a tal punto da decidere addirittura di ucciderlo. Il re non voleva che qualcuno insidiasse il suo potere e il popolo non desiderava che le solite e comode abitudini subissero scosse o cambiamenti. L'intera città non volle alzare gli occhi da se stessa. E non poté vedere la stella. Non volle ascoltare le Scritture, che pure parlavano così chiaramente di quel Bambino e non poté gustare la gioia della salvezza. Gesù, non solo non aveva trovato posto a Betlemme, non trovava accoglienza neppure nella città santa. Come si può notare, fin dalla nascita è già presente in nuce l'intera vita di Gesù, compresa la sua morte. Sono i magi ora a salvare quel Bambino e a sottrarlo alla ferocia di Erode, il quale pur di conservare il suo potere non ebbe scrupolo di ordinare l'uccisione di bambini innocenti.
I magi, per un'altra strada, fecero ritorno al loro paese, nota l'evangelista. Del resto, quando si ha il Signore nel cuore non si può più percorrere la strada di sempre. I magi sono oggi accanto a noi, forse un poco più avanti di noi, per aiutarci ad alzare lo sguardo da noi stessi e a dirigerlo verso la stella. Sono accanto a noi per guidarci verso le tante mangiatoie di questo mondo ove giacciono i piccoli e i deboli per portare loro il dono dell'amore, della solidarietà, della giustizia. Essi sono accanto a noi per farci gustare la gioia di coloro che difendono e amano i poveri da coloro che vogliono continuare a sfruttarli e a soggiogarli. Beati noi, se con i pastori e con i magi, ci facciamo pellegrini verso quel Bambino e con affetto ci prendiamo cura di lui. In verità, sarà lui a prendersi cura di noi.
"Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo", dissero i magi ad Erode appena giusero a Gerusalemme. I magi erano uomini di regioni lontane, ricchi e intellettuali, incamminatisi dall'Oriente verso la terra d'Israele per adorare il "re" ch'era nato. Il Vangelo non indica né il numero, né la patria, né i nomi di questi singolari personaggi; ci fa capire però che non erano ebrei e che pertanto non conoscevano le Scritture. La Chiesa da sempre ha visto in essi l'intera umanità e, con la celebrazione dell'Epifania, vuole quasi guidare ogni uomo e ogni donna verso il Bambino ch'è nato. Nella notte di Natale Gesù si è manifestato ai pastori, uomini d'Israele, anche se tra i più disprezzati; furono loro i primi a portare un po' di calore in quella fredda stalla di Betlemme. Ora giungono i magi dal lontano Oriente e anch'essi possono vedere quel Bambino.
I pastori e i magi, molto diversi tra loro, hanno però una cosa in comune: il cielo. I pastori non si mossero perché erano buoni, ma perché alzando gli occhi al cielo videro gli angeli, ascoltarono la loro voce ed obbedirono. Così pure i magi. Non lasciarono la loro terra per una nuova avventura o per chissà quale strano desiderio; certo, speravano e attendevano un mondo diverso, più giusto, e per questo scrutavano il cielo: videro una "stella" e fedelmente la seguirono. Gli uni e gli altri suggeriscono che per incontrare Gesù è necessario alzare lo sguardo da se stessi, che non si deve restare incollati alle proprie sicurezze e alle proprie abitudini, bisogna invece scrutare le parole e i segni che il Signore ci pone lungo il nostro cammino.
Per i magi, come del resto per i pastori, non fu tutto chiaro fin dall'inizio. L'evangelista non a caso nota che la stella ad un certo punto scomparve. E tuttavia quei pellegrini non si persero d'animo; il loro desiderio di salvezza non era superficiale e neppure banale e la stella aveva davvero toccato in profondità il loro cuore. Giunti a Gerusalemme andarono da Erode a chiedere spiegazioni; le ascoltarono con attenzione e continuarono subito il loro cammino. Si potrebbe dire che la Scrittura aveva sostituito la stella. Ma il Signore non è avaro di segni: all'uscire da Gerusalemme la stella ricomparve, "ed essi provarono una grandissima gioia", nota l'evangelista. A noi, che tanto spesso ci autocondanniamo ad essere guide di noi stessi, oppure a sentirci adulti e indipendenti ad ogni costo, viene rubata la gioia di avere la "stella". Sì, c'è un sollievo nel vedere la stella, ossia nel sentirsi guidati e non abbandonati a se stessi e al proprio destino. La corsa sfrenata verso l'autosufficienza, la testarda convinzione di credere solo a se stessi, non portano consolazione ma solo timore e paura, durezza e tristezza.
I magi ci esortano a riscoprire la gioia di dipendere dalla stella. E la stella è anzitutto il Vangelo, la Parola del Signore, come dice il salmo: "La Tua parola è luce sul mio cammino"(119). La luce del Vangelo ci conduce verso quel Bambino; senza vedere, senza leggere, senza seguire la stella del Vangelo non è possibile incontrare Gesù. I magi terminarono il loro viaggio quando la stella si fermò e "videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono". Giunti in quella povera casa, divenuta un singolare santuario essi, che pure erano re, si inginocchiarono. Probabilmente era la prima volta che si prostravano davanti ad un bambino, loro ch'erano abituati a ricevere onori ed ossequi. Resta senza dubbio un gesto strano; ma per loro che, sapendo guardare oltre se stessi, avevano riconosciuto in quel Bambino il Salvatore, quel gesto era la cosa più vera. Assieme a Maria, a Giuseppe e ai pastori, avevano compreso che la salvezza era accogliere nel proprio cuore quel Bambino, debole e indifeso.
Ben diversa fu la reazione di Erode e degli abitanti di Gerusalemme. Appena seppero del Bambino non sentirono gioia come i magi o i pastori; al contrario, tutti si turbarono ed Erode lo fu a tal punto da decidere addirittura di ucciderlo. Il re non voleva che qualcuno insidiasse il suo potere e il popolo non desiderava che le solite e comode abitudini subissero scosse o cambiamenti. L'intera città non volle alzare gli occhi da se stessa. E non poté vedere la stella. Non volle ascoltare le Scritture, che pure parlavano così chiaramente di quel Bambino e non poté gustare la gioia della salvezza. Gesù, non solo non aveva trovato posto a Betlemme, non trovava accoglienza neppure nella città santa. Come si può notare, fin dalla nascita è già presente in nuce l'intera vita di Gesù, compresa la sua morte. Sono i magi ora a salvare quel Bambino e a sottrarlo alla ferocia di Erode, il quale pur di conservare il suo potere non ebbe scrupolo di ordinare l'uccisione di bambini innocenti.
I magi, per un'altra strada, fecero ritorno al loro paese, nota l'evangelista. Del resto, quando si ha il Signore nel cuore non si può più percorrere la strada di sempre. I magi sono oggi accanto a noi, forse un poco più avanti di noi, per aiutarci ad alzare lo sguardo da noi stessi e a dirigerlo verso la stella. Sono accanto a noi per guidarci verso le tante mangiatoie di questo mondo ove giacciono i piccoli e i deboli per portare loro il dono dell'amore, della solidarietà, della giustizia. Essi sono accanto a noi per farci gustare la gioia di coloro che difendono e amano i poveri da coloro che vogliono continuare a sfruttarli e a soggiogarli. Beati noi, se con i pastori e con i magi, ci facciamo pellegrini verso quel Bambino e con affetto ci prendiamo cura di lui. In verità, sarà lui a prendersi cura di noi.
martedì 3 gennaio 2012
Messaggio del 2 gennaio 2012 ( Mirjana )
Messaggio del 2 gennaio 2012 ( Mirjana )
Cari figli, mentre con materna preoccupazione guardo nei vostri cuori, vedo in essi dolore e sofferenza; vedo un passato ferito e una ricerca continua; vedo i miei figli che desiderano essere felici, ma non sanno come. Apritevi al Padre. Questa è la via alla felicità, la via per la quale io desidero guidarvi. Dio Padre non lascia mai soli i suoi figli e soprattutto non nel dolore e nella disperazione. Quando lo comprenderete ed accetterete sarete felici. La vostra ricerca si concluderà. Amerete e non avrete timore. La vostra vita sarà la speranza e la verità che è mio Figlio. Vi ringrazio. Vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto. Non dovete giudicare, perché tutti saranno giudicati.
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Messaggio del 2 gennaio a 2012 ( Mirijana)
Il vecchio violino
1 racconto al giorno
Ad una vendita all'asta, il banditore sollevò un violino. Era graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso.
"Che offerta mi fate, signori?" gridò. "Partiamo da...100 mila lire!".
"Centocinque!" disse una voce. Poi centodieci. "Centoquindici!" disse un altro. Poi centoventi. "Centoventi mila lire, uno; centoventi mila lire, due; centoventi mila...".
Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l'archetto. Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli.
Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa, disse: "Quanto mi offrite per il vecchio violino?". E lo sollevò insieme con l'archetto.
"Un milione, e chi dice due milioni? Due milioni! E chi dice tre milioni? Tre milioni uno tre milioni, due; tre milioni e tre, aggiudicato", disse il banditore.
La gente applaudi, ma alcuni chiesero: "Che cosa ha cambiato il valore del violino?".
Pronta giunse la risposta: "Il tocco del Maestro".
Siamo vecchi strumenti impolverati e sfregiati. Ma siamo in grado di suonare sublimi armonie. Basta il tocco del Maestro.
Il vecchio violino
Ad una vendita all'asta, il banditore sollevò un violino. Era graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso.
"Che offerta mi fate, signori?" gridò. "Partiamo da...100 mila lire!".
"Centocinque!" disse una voce. Poi centodieci. "Centoquindici!" disse un altro. Poi centoventi. "Centoventi mila lire, uno; centoventi mila lire, due; centoventi mila...".
Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l'archetto. Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli.
Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa, disse: "Quanto mi offrite per il vecchio violino?". E lo sollevò insieme con l'archetto.
"Un milione, e chi dice due milioni? Due milioni! E chi dice tre milioni? Tre milioni uno tre milioni, due; tre milioni e tre, aggiudicato", disse il banditore.
La gente applaudi, ma alcuni chiesero: "Che cosa ha cambiato il valore del violino?".
Pronta giunse la risposta: "Il tocco del Maestro".
Siamo vecchi strumenti impolverati e sfregiati. Ma siamo in grado di suonare sublimi armonie. Basta il tocco del Maestro.
mercoledì 28 dicembre 2011
Tratto da
La Lanterna AllascuoladiMaria
fonte: Quarta ed
ultima Predica di Avvento 2011
Padre Raniero
Cantalamessa
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La prima evangelizzazione comincia tra le mura
di casa. A un giovane che gli chiedeva cosa doveva fare per essere salvo, Gesù
un giorno rispose: “Va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri…, poi vieni e
seguimi” (Mc10, 21); ma a un altro giovane che voleva lasciare tutto e seguirlo,
non glielo permise, ma gli disse: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro
ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha usato con te” (Mc5,
19).
per leggere tutto clicca qui: http://www.cantalamessa.org/
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La
Preghiera

L'obiettivo della preghiera è l' incontro con il Signore. Uno dei luoghi
più adatti per questo incontro è sicuramente la natura, creatura di Dio. Questa
può essere un valido aiuto per entrare in questo ritmo divino: uscire fuori
insieme e scoprire la natura, scoprirla come opera del Signore, come un modo
della Sua presenza in mezzo a noi. Nella natura siamo presi dalla meraviglia e
dallo stupore davanti al mistero di Dio, davanti al mistero della Sua gloria,
della Sua sapienza, della Sua potenza. la natura, per sè, è un forte invito e
stimolo a dar lode al Creatore, a santificare il Suo nome e a rendere grazie a
Lui.
Padre Slavko
Barbaric ( Chiamati alla santità)
Pensiero del
giorno
Se capissi che vieni dal
cielo,
sapresti allora camminare sulla
terra.
Fernando Rielo
martedì 27 dicembre 2011
Messaggio, 25. dicembre 2011
Messaggio, 25. dicembre
2011
"Cari figli, anche oggi vi
porto tra le mie braccia il mio figlio Gesù affinché Lui vi dia la Sua pace.
Pregate figlioli e testimoniate perché in ogni cuore prevalga non la pace umana
ma la pace divina che nessuno può distruggere. Questa è quella pace del cuore
che Dio da a coloro che ama. Attraverso il battesimo tutti voi siete chiamati e
amati in modo particolare, perciò testimoniate e pregate per essere le mie mani
tese in questo mondo che anela a Dio e alla pace. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata."
domenica 11 dicembre 2011
(Tonino Bello)
Buon Natale, amico mio: non avere paura.
La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come IL tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.
E in tutto IL mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida I venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto Le bufere portatrici di morte.
Non avere paura, amico mio.
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che Nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.
Coraggio, verrà un giorno in cui Le tue nevi si scioglieranno, Le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.
La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come IL tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.
E in tutto IL mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida I venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto Le bufere portatrici di morte.
Non avere paura, amico mio.
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che Nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.
Coraggio, verrà un giorno in cui Le tue nevi si scioglieranno, Le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.
(Tonino Bello)
giovedì 8 dicembre 2011
«Beata te che hai creduto!».
"Se credere è difficile, non credere è morte certa.
Se sperare contro ogni speranza è eroico,
il non sperare è angoscia mortale.
Se amare ti costa il sangue, non amare è l’inferno.
E’ nella fede l’incontro con Dio. E la fede è oscura.
La speranza è dolorosa. La carità è crocifissa.
La fede era certamente oscura, dolorosa anche per te, Maria,
non solo per noi tuoi fratelli su questa terra di viventi.
Non è così anche per te?
Non c’è fatica più grande sulla terra
della fatica del credere, sperare, amare:Tu lo sai .
Aveva ragione la tua cugina Elisabetta a dirti:
«Beata te che hai creduto!».
Aiutami, Maria, a credere. Dammi la tua fede.
(C.Carretto)
lunedì 5 dicembre 2011
sabato 26 novembre 2011
LA PECORA NERA ALLA GROTTA DI BETLEMME
LA PECORA NERA ALLA GROTTA DI BETLEMME
C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».
mercoledì 23 novembre 2011
S.Curato d'Ars
Ho pensato spesso che la vita di una povera domestica che non ha altra volontà se non quella dei suoi padroni, se ella sa mettere a profitto questa rinunzia, può essere tanto gradita a Dio quanto la vita di una religiosa che è sempre di fronte alla regola.
S. Curato D’Ars
S. Curato D’Ars
lunedì 21 novembre 2011
1Pietro 1,16
1Pietro 1,16
poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo.La santità è il crescere in comunione con Dio, accettare la sua amicizia pur coscienti delle nostre limitazioni e debolezze
Dunque per essere santi bisogna seguire scrupolosamente il manuale delle istruzioni ovvero il Vangelo, nostra autentica bussola". In che cosa consiste la reale santità?: " nel crescere come Dio ci ha voluti ,quindi a sua immagine e somiglianza coltivando soprattutto la virtù dell'amore con i fatti concreti e sull'amore alla fine noi saremo giudicati".
sabato 12 novembre 2011
oggi...
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l'amore,
sono come un bronzo che rimbomba
ma non avessi l'amore,
sono come un bronzo che rimbomba
o un cembalo che tintinna...
lunedì 7 novembre 2011
La profondità di un uomo è nel suo potere di accoglienza
La profondità di un uomo è nel suo potere di accoglienza».
Éloi Leclerc
«La maggior parte degli uomini
dimorano isolati in se stessi
nonostante le apparenze»,
deplora Éloi Leclerc,
che ebbe occasione di confidarmi
che la tragedia moderna
è la chiusura del mondo.
Il senso di accoglienza invece è l’apertura.
Aprirsi agli altri
significa in qualche modo
comunicare con loro
e trarne una sensazione
di intimità e di pace.
L’ipercomunicazione,
consentita dalla moderna tecnologia,
ha paradossalmente amplificato la solitudine
e la sensazione di separazione
fra gli esseri umani.
Non abbiamo bisogno di moltiplicare
le occasioni di comunicare,
ma di sperimentare relazioni vere
e scambi profondi.
Sappiamo bene che la comunicazione
ci lascia sempre a un livello inferiore.
Il culmine delle nostre relazioni con gli altri,
il punto sublime a partire dal quale
possiamo scoprire tutta la bellezza
degli esseri umani e anche dell’universo,
è la comunione.
F. Garagnon, Terapia per l’anima, Paoline
martedì 25 ottobre 2011
Messaggio, 25. ottobre 2011
Messaggio, 25. ottobre 2011
"Cari figli, vi guardo e nei vostri cuori non vedo la gioia. Oggi io desidero darvi la gioia del Risorto perché Lui vi guidi e vi abbracci con il suo amore e con la sua tenerezza. Vi amo e prego incessantemente per la vostra conversione davanti al mio figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."domenica 16 ottobre 2011
martedì 27 settembre 2011
M. Gandhi
Finchè la pace non sarà una fame insaziabile,
finchè noi non saremo riusciti a rinascere
come uomini illuminati dallo Spirito,
a instaurare con le persone rapporti autentici
di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati,
l'invidia, la gelosia,la falsa cortesia, la diplomazia,
finchè non avremo come senso della vita la ricerca
della verità su noi stessi, del giusto, del bello,
finchè non saremo capaci di spogliarci dell'inautentico,
di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente,
finchè continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi,
il Cristo non sarà mai nato.
Quando la pace autentica si sarà affermata,
quando avremo sradicato la violenza
dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che
<< Cristo è nato in mezzo a noi>>.
M. Gandhi
domenica 25 settembre 2011
. IL SENSO DELLA SOLITUDINE
. IL SENSO DELLA SOLITUDINE
«Un fratello chiese al padre Matoes: "Che devo fare? La mia lingua mi è causa di afflizione: quando giungo in mezzo agli altri, non riesco a trattenerla, ma in ogni loro azione trovo da giudicarli e accusarli. Che devo dunque fare?" L'anziano gli rispose: "Fuggi nella solitudine. È debolezza infatti. Chi vive con dei fratelli, non deve essere un cubo, ma una sfera, per poter rotolare verso tutti". E disse: "Non per virtù vivo in solitudine, ma per debolezza; sono forti infatti quelli che vanno in mezzo agli uomini".» [Matoes, n. 13].
mercoledì 21 settembre 2011
VIVERE PRIMA DI PARLARE

«Un fratello venne dal padre Teodoro e cominciò a parlare e a trattare cose di cui non aveva ancora fatto esperienza. "Non hai ancora trovato la nave - gli dice l'anziano -, non hai ancora caricato il tuo bagaglio, e sei già arrivato in quella città prima di essere partito? Compi prima l'opera e poi giungerai a ciò di cui ora parli".» [Teodoro di Ferme, n. 9].
venerdì 16 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
Senza Maria
Senza di te, o Maria, non germoglia la vigna di Dio,e perciò,
ora e per i secoli, sei Tu che attrai nella Chiesa e nelle anime
la grazia di Dio.
Per te, invocata con una tenera devozione, rinnovata dalla fede
e dall’amore, rifiorisce la Chiesa.
È questo solo il grande rimedio al decadimento della vita cristiana,
ed al rilassamento della vita delle anime consacrate a Dio.
(Don Dolindo)
lunedì 5 settembre 2011
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