29 nov 2010

Avvento

Avvento




Don Paolo Curtaz

Ci siamo: le vetrine addobbate di rosso e le tante, troppe luminarie nelle strade del centro ci avvertono che la minaccia del Natale ci sta per piombare addosso.
Preoccupazioni legittime su come risparmiare qualche euro nel rito del regalo inutile e schiere di babbi natale assiepati dietro gli angoli bui pronti a sbranarci…Ma davvero ci piace questo tipo di Natale? Tutto questo forzato buonismo, questa collettiva manifestazione a scadenza?
Dagli schermi ci arrivano immagini di famigliole serene che addentano panettoni intorno ad un gigantesco abete addobbato. E chi è solo? Chi ha vissuto un fallimento matrimoniale? I tanti che non sono contenti di loro stessi, chi è in carcere, come pensiamo che vivano questa melassa incombente? Con dolore, appunto.
Quest’anno facciamo polemica? No, solo riflettiamo. Sano realismo e voglia di ridefinire l'avvento, di capire queste quattro preziose settimane, antidoto all'altro natale, occasione per guardare dentro.
Perché, come nella parabola di Luca, dobbiamo aggrapparci al piolo della Parola di Dio per non essere spazzati via dall'alluvione del consumismo in piena, perché abbiamo bisogno di sentire Geremia (il pessimista e lamentoso!) che promette la realizzazione del bene che Dio vuole ad Israele; perché ci urge l'ammonimento di Paolo a crescere nell'amore aspettando la venuta di Gesù. Mai una festa di compleanno è stata così rovinata, mai così stravolta.
Natale che doveva significare silenzio e stupore davanti al mistero di un Dio che si compromette, è diventato la fiera degli improbabili buoni sentimenti che non scalzano, non convertono ma, anzi, anestetizzano, tranquillizzano. Così che la concertante presenza di Dio diventa sussulto emotivo davanti ad un neonato carino e indifeso.
Ah, che mistero il cuore dell'uomo, che abisso il suo pensiero che non sa vedere, non sa leggere, non sa capire! Disastro, tragedia, ansia e angoscia se non siamo capaci di levare il capo, come dice Gesù, levare il capo e alzarci in piedi perché la liberazione è vicina.
Vegliamo e preghiamo, fermiamoci ogni giorno per non essere spazzati via dalla quotidianità, dal dolore, dall'attesa inutile di ciò che non può salvare, perché possiamo sfuggire a tutto ciò che deve accadere e comparire davanti al Figlio dell'uomo.
Certo Gesù è già nato, e tornerà nella gloria, ma ora deve nascere in noi, in me, in te, perché la vita è questa ricerca, la vita è questo incontro sereno e misterioso.
Sì, l'avvento serve a prepararci ad un appuntamento unico, comparire davanti al Signore, perché lui ci sarà, stiamone certi, ma noi potremmo non esserci, soffocati dall'ansia natalizia, spazzati via dal delirio quotidiano, sconfitti e rassegnati! Prepariamoci ad esserci, quel giorno, alla sua venuta. Perché fuggire davanti ad un Dio consegnatosi a noi per amore?
Quest’anno, a Natale, non presentiamoci con tutti i nostri doni fatti o ricevuti, carichi di oro, vestiti elegantemente, con la casa piena di ogni ben di Dio quasi tutto superfluo, con le tasche piene di cianfrusaglie, con lo sguardo perso, obbligati a festeggiare qualcuno che per noi non rappresenta nulla, con le mani piene di tutto e di più…quest’anno doniamo ai poveri, ospitiamo le persone sole, visitiamo gli infermi, preoccupiamoci di chi soffre vicino a noi, siamo generosi con chi non ha nulla…
Così ci presenteremo a Gesù con le mani vuote, avendo donato tutto, e solo così potremo concedere a Lui di riempircele dei suoi doni.

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