07 ago 2011

DA LEGGERE!

L'attimo presente, di Don Primo Mazzolari

Per chi intende fare la volontà di Dio, che non è un sole lontano,

ma miriadi di goccie di rugiada ove il Sole si specchia.

«Adesso» è la briciola che porta tutto Cristo.

Se non l’adoro, se non l’assumo, l’Eterno rimane fuori.



E’ il suo ostensorio questo attimo,

ove Egli ama lasciarsi toccare dalle mie mani,

portare dal mio cuore, costruire dalla mia opera.

Nella fedeltà al poco che è l’adesso,

comunico con Dio e gli rendo testimonianza.



Il cristiano non ferma l’attimo per goderlo,

lo accetta per «completare», con la sua piccola presenza,

l’Onnipresenza dell’Eterno.

Dio mi fa posto in quello che è suo,

perché non mi rinserri, né escluda alcuno.



Dev’essere un gradino: è un gradino.

E vi appoggio il piede per salire,

perché solo così procedono le ascensioni

che Dio dispone nel cuore dell’uomo.

Ogni «adesso» è un gradino.

E solido come un gradino scavato nella roccia,

che ci obbliga allo sforzo nel contempo che ci porta.



Adesso è la pietra che scavo, scalpello e levigo con le mie mani.

Dio la prende dalle mie mani e l’incastona nella sua opera,

che sale secondo un suo misterioso disegno. Egli ha un piano:

ma si è ben guardato dal pianificare la nostra breve giornata.

Egli ha rispetto del limite che ci ha dato: egli ha fiducia nel nostro sforzo.



Manovali di Dio! e una nostra pietra, comunque stagliata, gli basta.

E’ fin troppo che egli faccia posto a una creatura

che può usare il piccone contro la sua stessa opera

o tenere le mani in tasca mentre tutto l’universo è in travaglio.

Non voglio sapere dove e come Dio mette le pietre

che gli preparo in questi attimi ch’Egli mi concede

e che sono la sola proprietà di cui dispongo.



Il passato è una moneta già spesa,

su cui conviene invocare la misericordia di Dio:

il domani può anche non spuntare.

L’uomo dispone solo di questo «adesso» che può anche essere l’ultimo.

Se è l’ultimo, mi deve servire per decollo:

se ha un seguito, devo ricordarmi che si tengono l’un l’altro

e che uno può redimere l’altro, poiché ad ogni «adesso »

si è, sempre da capo, se noi lo vogliamo.



Non soltanto Dio, ma ogni creatura mi dà appuntamento nell’adesso:

il mio prossimo mi dà appuntamento.

Dio può attendere: l’uomo no.

Può darsi che egli abbia soltanto questo momento di suo,

da cui dipende la sua salvezza o il suo perdimento.

Se manco all’incontro, manco alla giustizia, manco all’amore.



«Io avevo fame e tu non mi hai dato da mangiare».

«I bambini domandano pane, e non c’è chi glielo spezzi ».

Se uno ha fame e sete ed è ignudo e senza casa, ed io gli dico:

- Va in pace: domani provvederò! - bestemmio il Padre

che «ad ogni vivente dà il suo sostentamento in tempo opportuno».



Vi sono soluzioni che non si possono

rimandare in attesa della soluzione perfetta,

che non danneggi nessuno, soprattutto chi sta bene.

Chi ha fame non può attendere.

Il pane che va dato è «il pane di oggi»,

«Ciò che si deve fare, va fatto subito».



Il tempo è una grande medicina, ma nel tempo si muore,

nel tempo si fanno le rivolte e le guerre;

nel tempo si rischia di smarrire perfino l’immagine di Dio

qualora i cristiani dimentichino di ravvivarla nel fuoco della loro carità.



La carità dev’essere paziente per ciò che ci riguarda,

impaziente per ciò che riguarda il prossimo.

Io posso tollerare la mia fame, la mia tribolazione, i miei mali:

non posso tollerare che vi siano creature

che muoiono di fame, che non abbiano lavoro,

che vengano oppresse e deportate, messe al muro o liquidate.



La pazienza è una medicina che ognuno deve comprarsi da sè,

poiché essa è indispensabile anche quando pare che tutto vada liscio:

ma gli uomini di governo e neanche quelli di religione

non devono metter su bottega di pazienza

per togliersi l’impegno di fare ciò che devono fare.



Se credono nella Provvidenza, come ci devono credere,

se non vogliono essere inghiottiti dalla disperazione o dall’avvilimento,

se ne guardino dal predicarla.

La Provvidenza li ha fatti suoi ministri perché provvedano

nei limiti del possibile ai bisogni dei poveri.



Adesso è un atto di coraggio.

Un uomo d’onore non lascia agli altri

la pesante eredità dei suoi «adesso» traditi.

E’ il pane di oggi, la luce di oggi, la pena di oggi,

la goccia d’acqua data in suo nome, la lacrima asciugata...!

l’ adesso che viene sempre. «Ecco viene l’ora: questa ora».



PRIMO MAZZOLARI ( ADESSO, quindicinale di don Primo Mazzolari n. 1 Sabato 15 Gennaio 1949)

Tratto da http://www.ildialogo.org/donprimo

1 commento:

  1. Parole che vanno dritte al sodo della vita del cristiano.Scuotono e tolgono ogni "romanticismo".....
    Ogni attimo è un momento in cui posso scegliere di spendere il mio tempo, la mia vita per il Signore attraverso gli altri.

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