08 giu 2012


* * *Eucaristia, profezia di comunione
( P. Raniero Cantalamessa)
Vorrei riflettere sull'eucaristia come il sacramento che realizza e manifesta la koinonia della Chiesa e nello stesso tempo ne proclama le esigenze. In altre parole, l'eucaristia come profezia, ma anche epifania della comunione ecclesiale. Prendo lo spunto dal seguente noto testo di san Paolo: «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1 Corinzi 10, 16-17). La parola «corpo» ricorre due volte nei due versetti, ma con un significato diverso. Nel primo caso, corpo indica il corpo reale di Cristo, nato da Maria, morto e risorto; nel secondo caso, corpo indica il corpo mistico, la Chiesa. Non si poteva dire in maniera più chiara e più sintetica che la comunione eucaristica è sempre comunione con Dio e comunione con i fratelli; che c'è in essa una dimensione, per così dire, verticale e una dimensione orizzontale e che perciò la comunione eucaristica è l'attuazione sacramentale dei due massimi comandamenti della legge: «Amerai il Signore Dio tuo... e il prossimo tuo come te stesso».

Paolo parla dell'eucaristia come comunione con il corpo e il sangue di Cristo. Ma che significano esattamente le parole corpo e sangue? La parola «corpo» non indica, nella Bibbia, una componente, o una parte, dell'uomo che, unita alle altre componenti che sono l'anima e lo spirito, forma l'uomo completo. Così ragioniamo noi che siamo eredi della cultura greca che pensava, appunto, l'uomo a tre stadi: corpo, anima e spirito (tricotomismo). Nel linguaggio biblico, e quindi in quello di Gesù e di Paolo, «corpo» indica tutto l'uomo, in quanto vive la sua vita in una condizione corporea e mortale. «Corpo» indica, dunque, tutta la vita. Gesù, istituendo l'eucaristia, ci ha lasciato in dono tutta la sua vita, dal primo istante dell'incarnazione all'ultimo momento, con tutto ciò che concretamente aveva riempito tale vita: silenzio, sudori, fatiche, preghiera, lotte, umiliazioni, in una parola «il vissuto» esistenziale e storico di Gesù. Cosa aggiunge allora la parola «sangue», se Gesù ci ha già donato tutta la sua vita nel suo corpo? Aggiunge la morte! Il termine «sangue» nella Bibbia non indica, infatti, una parte del corpo, cioè una parte di una parte dell'uomo; indica un evento: la morte. Se il sangue è la sede della vita (così si pensava allora), il suo «versamento» è il segno plastico della morte. Dire che l'eucaristia è il mistero del corpo e del sangue del Signore, significa dire che è il sacramento della vita e della morte del Signore, il sacramento che rende presente nello stesso tempo l'incarnazione e la passione del Salvatore.

Nell'eucaristia non c'è solo comunione tra Cristo e noi, ma anche assimilazione; la comunione non è solo unione di due corpi, di due menti, di due volontà, ma è assimilazione all'unico corpo, l'unica mente e volontà di Cristo. «Chi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito» (1 Corinzi 6, 17).

Nell'eucaristia noi riceviamo il corpo e il sangue di Cristo, ma anche Cristo «riceve» il nostro corpo e il nostro sangue. Gesù, scrive sant'Ilario di Poitiers, assume la carne di colui che assume la sua. Egli dice a noi: «Prendi, questo è il mio corpo», ma anche noi possiamo dire a lui: «Prendi, questo è il mio corpo».

Dare a Gesù le nostre cose — fatiche, dolori, fallimenti e peccati — è solo il primo atto. Dal dare si deve passare subito, nella comunione, al ricevere. Ricevere nientemeno che la santità di Cristo! Se non facciamo questo «colpo di audacia» non capiremo mai «l'enormità» che è l'eucaristia.

Riflettere sull'eucaristia è come vedersi spalancare davanti, a mano a mano che si avanza, orizzonti sempre più vasti che si aprono uno sull'altro, a perdita di vista. L'orizzonte cristologico della comunione si apre infatti su un orizzonte trinitario. In altre parole, attraverso la comunione con Cristo noi entriamo in comunione con tutta la Trinità. Il motivo ultimo di ciò è che Padre, Figlio e Spirito Santo sono un'unica e inseparabile natura divina, sono «una cosa sola».

Ci resta da dire della dimensione orizzontale della comunione eucaristica, la comunione con il corpo di Cristo che è la Chiesa e, in senso diverso, tutti gli uomini. Il pane eucaristico realizza l'unità delle membra di Cristo tra di loro, significandola. Ciò che i segni del pane e del vino esprimono sul piano visibile e materiale — l'unità di più chicchi di frumento e di una molteplicità di acini d'uva — il sacramento lo realizza sul piano interiore e spirituale. Lo realizza non però da solo, automaticamente, ma con il nostro impegno. In questo senso si può dire che l'eucaristia è «profezia» di comunione: nel senso che spinge ad essa, ne proclama le esigenze. Io non posso più disinteressarmi del fratello nell'accostarmi all'eucaristia; non posso rifiutarlo, senza rifiutare Cristo stesso e staccarmi, io, dall'unità. Il Cristo che viene a me, nella comunione, è lo stesso Cristo indiviso che va anche al fratello che è accanto a me; egli, per così dire, ci lega gli uni agli altri, nel momento in cui ci lega tutti a sé.

Si insiste giustamente sul fatto che l'eucaristia presuppone la piena comunione ecclesiale, ma non si dovrebbe tacere il ruolo che l'eucaristia, per sua natura, è destinata a svolgere nel promuovere la stessa comunione e in particolare la comunione tra tutti i cristiani. Essa non è solo effetto, ma anche causa di unità. Affrettare il giorno in cui potremo davvero «condividere lo stesso pane» e così mostrare che siamo «un corpo solo», è l'ardente aspirazione di tutti i credenti in Cristo.


L'OSSERVATORE ROMANO -

4 commenti:

  1. Queste verità sono molto belle e le condivido a pieno. ma perchè c'è pochissima unione tra i cristiani? ci dovrebbe essere comunione e invece c'è molto individualismo, giusto quel segno di pace nella messa, per il resto se non fai parte di qualche associazione cattolica non ti guardano nppure in faccia!!!ti emarginano automaticamente(PURTROPPO ANCHE TRA I RELIGIOSI).i VERI CRISTIANI sono davvero pochi. vorrei una risposta se possibile da un SACERDOTE o una SUORA per favore NON da un laico!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. PER CORTESIA POTETE RISPONDERMI????? VI RINGRAZIO

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  3. In attesa che ti risponda un Sacerdote o una suora, un consacrato insomma, pensa che a volte cerchiamo quello che desideriamo nei luoghi meno sospettabili. Un laico.....
    A volte esistono dei laici molto preparati su talune tematiche di fede e di credo nella chiesa che possono benissimo integrarsi con i consacrati.Si parla di comunione ecclesiale sempre in senso gerarchico come movimento dal basso verso l'alto e mai dall'alto verso il basso. La fratellanza di cui Cristo volle investire i suoi discepoli, che non dovevano riconoscere per padre se non Dio, si è invece capovolta nell'affermazione di un paternalismo autoritario e sacrale con cui si crede di tradurre la formula "in persona Christi", ripetuta ora, più che come una semplice diversità di servizio reso al sacerdozio del popolo di Dio, come formula di rivendicazione di una posizione e di un diritto di supremazia che si ritengono minacciati dalla teologia postconciliare.
    Perché meravigliasi allora se ci sono anche laici più clericali dei preti? Alcuni giorni fa, in un incontro sulla condizione dei laici nella chiesa, una signora mi disse: Possibile che dobbiamo problematizzare tutto? Abbiamo bisogno di affidarci a qualcuno senza la fatica di vivere continuamente la realtà come problema. Questo è lo spirito con cui si vive oggi in molti ambienti cattolici e non solo. Quando si sente la società come una minaccia, si rafforzano le istanze autoritarie e clericali all'interno. Così è avvenuto nella chiesa in tante svolte della sua storia, dalla necessità di difesa nei confronti delle eresie alla svolta di Gregorio VII, alla rivoluzione protestante, alla nascita della modernità. Paura del nuovo, bisogno di sicurezza, difficoltà ad assumere responsabilità, rifugio nelle devozioni credo siano gli ingredienti che consolidano vecchie e nuove forme di clericalismo in alcuni strati del popolo cristiano e in preti anche delle nuove generazioni.

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  4. Risposta di una SUORA:

    Certamente, cara Paola, non posso "risponderti" in senso reale.
    "ma perchè c'è pochissima unione tra i cristiani"?
    So solo che Gesù, nell'ultima Cena, nell'istituzione dell'Eucarestia, ha pregato il Padre e ci ha lasciato l'impegno di pregare per l'unità. Mentre gli altri evangelisti raccontano il fatto dell'Ultima Cena, Giovanni ce ne dà, per così dire, una icona:
    ...
    12Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? 13Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. (Gv 13,12-30)
    Egli ci ha dato l'esempio: l'amore scambievole consiste nel servizio, nel servizio della CARITA'. Entrare in questa logica del servizio, nello stile delle Beatitudini, è un cammino durante il quale ci accostiamo il più frequentemente possibile, con gli occhi della fede, al Sacro costato di Gesù per imparare da Lui l'umiltà, la mansuetudine, la dolcezza. Egli è la via, la verità, la vita, la misericordia infinita. Senza compromessi di fronte al fariseismo, con richiami d'amore, continua ad invitarci e sostiene la nostra speranza.
    ...
    Ti ringrazio, Paola, di questa tua domanda perchè rivela la tua 'nostalgia' di bontà, di solidarietà, la tua sete di comunione. E' bellissimo! Anche questa è dono Suo, per te stessa e per noi perchè ce l'hai comunicato. Grazie.
    ....
    " L'unità di tutta l'umanità lacerata è volontà di Dio. Per questo motivo Egli ha inviato il suo Figlio perché, morendo e risorgendo per noi, ci donasse il suo Spirito d'amore. Alla vigilia del sacrificio della Croce, Gesù stesso chiede al Padre per i suoi discepoli, e per tutti i credenti in lui, che siano una cosa sola, una comunione vivente. Da ciò deriva non soltanto il dovere, ma anche la responsabilità che incombe davanti a Dio, di fronte al suo disegno, su quelli e quelle che per mezzo del Battesimo diventano il Corpo di Cristo, Corpo nel quale debbono realizzarsi in pienezza la riconciliazione e la comunione". (LETTERA ENCICLICA "UT UNUM SINT" di GIOVANNI PAOLO II al N° 6)

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