08 ago 2014

L'amore che libera





La volontà del Padre? L'amore che libera
La gente ascoltava Gesù e capiva. Capiva che per entrare nel suo sogno ( il regno dei cieli è il mondo co­me lui lo sogna) non serviva­no lunghe preghiere,
né i riti e le formule esatte dei dotto­ri della Legge ( «Signore, Si­gnore...» ).
Che bastava per­correre una strada più libera e più viva: «la volontà del Pa­dre» .
La gente ascoltava il giovane Rabbi e capiva che la volontà del Padre non era come gliel'avevano sempre descrit­ta. Aleggiava tristezza quan­do i farisei evocavano la vo­lontà di Dio. Era la giustifica­zione di tutte le tragedie, di malattie e dolori, di torri ro­vinate addosso ai costrutto­ri, di sangue versato dai ro­mani nelle mille rivolte di Giudea. Nasceva pace e fidu­cia quando la presentava Ge­sù: volontà del Padre è che nessun uomo sia solo, che fiorisca a immagine di Dio, che abbia compagni d'amici­zia e di festa, che sia creativo e ostinato nell'amore. Non u­na spada minacciosa, ma l'annuncio che gli occhi dei suoi figli, Dio li vuole pieni di dolce speranza.
«In quel giorno» ci sarà folla davanti alle porte chiuse. Quanta gente straordinaria è lasciata fuori: profeti con pa­role di luce, gente che cac­ciava demoni, grandi tauma­turghi! Ma è questo ciò che il Vangelo chiede?
È dalle cose eccezionali che riconosce­ranno i suoi discepoli? No.
Ma «se avrete amore gli uni per gli altri» .
Nel nostro servizio non con­tano i risultati, ma quanto a­more metti in ciò che fai
( Ma­dre Teresa di Calcutta).

Sulla soglia dell'eterno, l'amore cerca in te qualcosa in cui specchiarsi,
l'unica cosa che valga a dire Dio.
Nella parabola delle due ca­se, la differenza tra quella che rimane salda e quella che va in rovina è tutta in un verbo solo: mettere in pratica o non mettere in pratica le parole a­scoltate.
Non nelle apparte­nenze o in belle liturgie, non in profezie o prodigi, la diffe­renza sta nel «fare» le sue pa­role, nel ricrearle in me. È la crisi del «dire» .
La gente ascoltava Gesù e ca­piva che c'è un combaciare profondo tra l'uomo e la vo­lontà di Dio, più profondo delle parole, più delle con­fessioni di fede, ed è in chiunque «ha creduto all'a­more» ( 1 Gv), e non conta se dentro e fuori le sinagoghe e le chiese.
Ascolta e tieni sal­da la sua parola, anche se non la capisci, lascia che entri nel­la tua memoria come seme nel terreno: darà come frutto il combaciare con Dio, una e­sistenza nella consistenza.
P. Ermes Ronchi

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...