Castello Interiore




ILCastello interiore

Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo...

Teresa D'AVILA

Mentre l'anima è ben lontana dall'aspettarsi di vedere qualcosa, e non le passa neppure per la mente, d'un tratto le si presenta tutta intera la visione che sconvolge le potenze e i sensi, riempiendola di timore e di turbamento, per poi darle una pace deliziosa e l'anima si ritrova con la cognizione di tali sublimi verità da non aver più bisogno di alcun maestro.»

(Teresa d'Avila)

La preghiera di Paolo (EF 3,14-19)

L’orazione è per eccellenza il tempo forte per la preghiera. Il Padre ci rafforza con il suo Spirito affinché Cristo abiti nel nostro cuore e noi veniamo radicati e fortificati nella carità.


L’alleanza nello Spirito (GER

31,31-34)

Orazione è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere. La legge cessa di essere un codice formale per diventare un’ispirazione che tocca il cuore dell’uomo, divenuto degno di conoscere Dio.

Amare senza riserve (LC 7,36-50)

L’orazione è la preghiera del figlio di Dio, del peccatore perdonato che si apre ad accogliere l’amore con cui è amato e che vuole corrispondere amando sempre più. L’atteggiamento della peccatrice suggerisce un dono senza riserve, un totale rendimento di grazie al Signore Gesù. Lei insegna la lode autentica.

Offrire la vita a Gesù (LC 19,1-10)

Zaccheo è un uomo orante perché lascia che il desiderio di vedere Gesù muova le sue azioni, i suoi pensieri, le sue scelte. Lo accoglie in casa sua: l’incontro con Gesù muta la sua vita. L’orazione è abbandono umile e povero alla volontà del padre in unione sempre più profonda all’unico Figlio suo Gesù.

Vivere l'orazione

Santa Teresa d’Avila definiva l’orazione " uno scambio di amicizia stando spesso soli con chi sappiamo che ci ama" . Ogni incontro con il Signore Gesù è dunque comunicazione, amicizia, scambio di amore: amare e sentirsi amati. Nell’esperienza mistica ciò diviene annullamento totale dell’uomo in Dio. Nell’orazione l’uomo è come la goccia d’acqua che si perde nell’oceano divino. Santa Teresina di Lisieux scriveva: " Per me l’orazione è un impulso del cuore, un semplice sguardo diretto al cielo, un grido di gratitudine e di amore, tanto in mezzo alla tribolazione come in mezzo all’allegria. Infine, è qualcosa di grande, qualcosa di soprannaturale che mi dilata l’anima e mi unisce con Gesù

Chi non ha trasalito, dopo un lungo faticoso cammino, nel trovarsi all’improvviso, in una svolta del sentiero, davanti a un grandioso spettacolo offerto dalla natura: montagne possenti, panorami solenni o distese marine, terra vergine che il sorgere del sole o la rugiada del mattino sembrano preservare da ogni alterazione. Ed ecco che restiamo là, incantati, afferrati da un moto d’ammirazione per questa bellezza che ci porta come fuori di noi stessi.

La bellezza cela in sé qualcosa di sacro, che si comunica a una parte sempre nuova del nostro spirito, che ci sollecita ad esprimere un canto di lode: "Mio Dio! Tu sei grandezza, sei bellezza!…"

Ci capita pure di assistere ad altri tipi di spettacolo della natura che ci lasciano attoniti, per esempio quando restiamo molto tempo incantati ad osservare, seduti su un tronco d’albero o al bordo di un sentiero boschivo, una lunga colonna di formiche che si snoda come una interminabile laboriosa processione, organizzata con metodo preciso. Un mondo "invisibile" che si svela solo se siamo capaci di "prendere tempo" mettendo tra parentesi le attività consuete.

Ma se prendessimo tempo per guardare dall’altra parte? Non più verso l’esterno, ma all’interno di noi stessi?

Un panorama interiore

Rientrando in noi stessi possiamo analogamente trovare un paesaggio interiore, come il suono di una campana a sera che chiama a raccolta il gregge per il ritorno a casa. S.Giovanni della Croce, il maestro spirituale di S.Teresa di Lisieux, lo descrive come il richiamo del pastore interiore a far ritirare i nostri sensi esterni per concentrare la nostra attenzione a quel che avviene all’interno di noi stessi.

È così che scopriamo un panorama nuovo, un paesaggio diverso, non quello che ci si crea con la propria immaginazione, non distese lontane tanto più attraenti quanto più ci allontanano dal nostro ambiente abituale, non i vasti orizzonti dei sogni, ma il panorama interiore il cui centro è la presenza di Gesù, "il più bello tra i figli degli uomini".

Quale scampanio interiore ci interpella? O piuttosto, quale tintinnare discreto, che merita la nostra attenzione e che solo il nostro attento ascolto può permetterci di intendere in ogni istante? Facciamo silenzio, e ascoltiamo il mormorio di una sorgente che canta: "Vieni verso il Padre".

Quel Padre che è in noi da sempre e che da sempre ci ripete: "Come una madre carezza il suo bambino, così io vi consolerò, vi porterò sul mio seno e vi terrò sulle mie ginocchia!"


Una Presenza fraterna che mi invita: "Non ti chiamo più servo, ma amico".

Un soffio di gioia e di speranza, tanto più profondo quanto più sembra farsi impercettibile, brezza leggera che ci porta sempre più lontano.

È il paesaggio della Santa Trinità, che è in noi e che ben merita il viaggio del nostro sguardo interiore. Itinerario accessibile a tutti, in ogni tempo, in ogni luogo.

Il Maestro interiore

Cantiamo talvolta: "O Signore, vengo da Te, ti cerco, Signore". Ma, come per S.Agostino, Tu ci apri gli occhi a scoprirti molto vicino: in noi stessi.

"Io ti cerco, Tu il mio Cielo, il mio Paradiso, ma Tu sei già in me, e vuoi fare della mia anima il tuo Paradiso. Perché la gioia di Dio è, soprattutto, di stare con i figli degli uomini".

"La fede nello Spirito d’Amore che abita in noi, fa scaturire nella nostra anima torrenti d’acqua viva."

Non si tratta più del grandioso paesaggio delle cime solenni, né l’incessante moto delle onde regolato dalle maree. Qui è invece lo slancio di gioia di un incontro, dentro di me, sempre rinnovato. Incontro con Qualcuno di cui non potrò mai finire di misurare l’infinità, che io posso sempre conoscere in maggior misura.



In me, Presenza di Qualcuno di cui non potrò mai esaurire l’Amore, perché ne è l’origine. Qualcuno soprattutto che mi conosce e mi chiama per nome.

- Samuele! Samuele!… Maria!… Marta!… Il Maestro è là e ti chiama: "Vieni in disparte, e parlerò al tuo cuore".

- Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta!

- Ho sete!



Era l’amore della sua povera creatura che Lui reclamava.

Allora, chiudi la porta a ciò che è esterno, nasconditi nel segreto del suo Volto, guardalo: Egli non attende da te che uno sguardo. Se tu sei triste, contemplalo nella sua agonia, nel Getsémani, là Egli ti consolerà:

"Accanto al tuo cuore Divino, io dimentico tutto ciò che accade, non temo più i timori della notte" . Se sei nella gioia, rallegrati con Lui nel giardino della Risurrezione.



La gioia di Dio è donarsi

Gesù mi chiama a vivere in unione a lui, in me. Per questo, occorre chi io divenga piccolo e povero, per fargli un posto come Lui desidera, in larghezza, altezza e profondità, a misura del suo Amore. Occorre che io diminuisca perché Lui aumenti: "Lascia in me la Divina impronta dei tuoi tratti pieni di dolcezza"

Dio è una sorgente che sgorga incessante, la Sua gioia è donarsi, è comunicare il suo amore. Basta credergli.

L’interiorità ci rende ostensorio

"In colui che crede, torrenti d’acqua viva sgorgheranno in lui". La fede nello Spirito d’Amore che abita in noi, nella grazia che noi possediamo grazie al battesimo, fa scaturire nella nostra anima torrenti d’acqua viva per quanti vengono a trovarsi intorno a noi.


"Attirami, verrò a Te": è l’amore che attira il nostro sguardo interiore, ed è l’amore il frutto di questo sguardo. Il nostro sguardo rivolto al Signore è missionario.

Il Santo Curato d'Ars raccomandava di fermarci passando davanti a una chiesa per salutare Gesù nel tabernacolo, restare raccolti per qualche minuto, così come viene spontaneo fermarsi passando davanti la casa di un nostro parente.


In modo analogo, ci è dato di potere in ogni istante, in ogni luogo, poter rientrare nel nostro "santuario interiore" per salutarvi il Maestro che vi abita.

Poi torneremo alle nostre occupazioni, ma il nostro sguardo avrà una nuova luce, e l'amore che il Signore ci comunica, che ci dona dalla sua sorgente, ci permette di trasmetterlo nel nostro ambiente di lavoro, ai nostri amici, come lo sguardo del Signore verso ognuno di loro.



"Tu la cui mano sostiene i mondi

Tu mi segui con uno sguardo d'amore, sempre"

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