Il demone dell orgoglio

 la descrizione di alcuni demoni

(Il demone dell'orgoglio )

Il demone dell'orgoglio


Il demone dell' orgoglio spinge l'anima tanto da farla cadere dalla cima più elevata, la convince a non riconoscere Dio come aiuto, ma a credere che sia lei stessa la causa delle proprie buone azioni e la spinge a guardare i fratelli dall' alto in basso, come se fossero ignoranti e sciocchi. Dopo l'orgoglio vengono l'ira e la tristezza, poi, come male estremo, il turbamento dello spirito, la pazzia e le visioni di un gran numero di demoni sospesi nell' aria.24

L'orgoglio è anche il più pericoloso dei vizi: l'orgoglioso si ritiene Dio e nega, quindi, la propria umanità: ciò lo conduce lontano dalla realtà, in un mondo apparente, nel quale si gonfia sempre di più, per finire nella confusione spirituale. L'orgoglio è ciò che C.G. Jung definisce "inflazione": ci si gonfia con contenuti dell' inconscio e così si perde sempre di più il senso della realtà; si pensa di essere un grande riformatore, un profeta o un santo. Si negano le proprie ombre e si viene invasi dal proprio inconscio senza accorgersene. Secondo Jung, tale atteggiamento conduce alla perdita dell' equilibrio interiore, alla dissoluzione della personalità.25 In tal modo è appropriato parlare di demoni, quando si tratta del pericolo dell' orgoglio, perché l'orgoglioso cade del tutto in potere di tali demoni e, identificandosi con gli archetipi dell'inconscio, viene posseduto in piena regola. Per questo motivo, proprio in relazione all'orgoglio i monaci parlano di confusione o addirittura di perdita dello spirito.26

Gli otto vizi e i demoni corrispondenti mettono in pericolo l'uomo in modo crescente. Mentre le tre pulsioni fondamentali sono relativamente facili da tenere a bada, è oggettivamente più difficile con i tre stati d'animo. Da un uomo adulto ci si aspetta che domini le pulsioni fondamentali tanto da non danneggiare la propria personalità. Certo, qui si dà un più o un meno. Dato che le pulsioni svolgono una funzione positiva, non si tratta di annullarle, ma piuttosto di integrarle in maniera ordinata. Nel confronto con i tre stati d'animo, tuttavia, si tratta di integrare la propria ombra. All'inizio si devono ammettere le esigenze e i desideri, perché, in quanto emozioni negative, non arrivino a occupare l'anima sottraendosi a ogni controllo. Poi, nella lotta contro la tristezza e l'apatia, ne va in realtà del confronto con l'inconscio, ma soprattutto dell'integrazione dell' anima, della parte femminile dell' anima che, quando viene rimossa, nell'uomo si manifesta sotto forma di cattivo umore. Sia secondo Jung che secondo Evagrio, questo confronto si compie quando si è a metà della vita e si presenta oggettivamente più difficile del dominio delle pulsioni. Nella battaglia contro la vanagloria e contro l'orgoglio ne va della sincerità verso se stessi e della relazione a Dio. Se si usa la terminologia di Jung, si tratta della questione se l'Io fa posto al Sé, o se l'Io cerca di possedere i contenuti dell'inconscio e in questo modo di arricchirsi, o se si apre e si consegna al numinoso, che incontra soprattutto nell'archetipo di Dio.
Espressa nel linguaggio religioso, si tratta della questione se io voglio sfruttare Dio e gli uomini a mio vantaggio, o se voglio servire Dio e gli uomini, se sono pronto a lasciar andare i miei ideali e le mie immagini di Dio e a consegnarmi al vero Dio, ad affidarmi al suo amore.

24. Evagrius Ponticus, op. cit., PG 40, 14.
25, C.G. Jung, Gesammelte Werke, Bd. Il, Rascher, Zlirich 1963, p. 104 (C.G. Jung, Opere, vol. Il: Psicologia e religione, Boringhieri, Torino 1979); cfr. anche A. Orlin, Das Wesell des Stolzes, "Erbe und Auftrag", 55 (1979), pp. 365s.
26 Cfr. Apophtegma 37, in Apophtegmata patruml, cit.


(Tratto da: Anselm Grun - Per vincere il male - Ed. San Paolo, pagg. 51-53)

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