Libro: Jacques Philippe ALLA SCUOLA DELLO SPIRITO SANTO EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA

Jacques Philippe
ALLA SCUOLA
DELLO SPIRITO SANTO
EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA
Titolo originale dell’opera:
A l’Ecole de VEsprit-Saint
Traduzione dal francese di Mariarosaria Spagnolo
Edizioni Dehoniane, Roma
l a edizione, luglio 1997
2a edizione, settembre 1997
3a edizione, gennaio 1998
Edizioni Dehoniane Bologna
Prima edizione: gennaio 2004
Ristampe: settembre 2005
gennaio 2007
novembre 2008
gennaio 2010
© Ed. Communauté des Béatitudes, 1995
© 1997 Edizioni Dehoniane, Roma
© 2004 Centro editoriale dehoniano
via Nosadella 6 - 40123 Bologna
www.dehoniane.it
EDB®
ISBN 978-88-10-57102-6
Stampa: Tipografia Giammarioli, Frascati (RM) 2010
A colei che ci dice:
Fate quello che vi dirà.
Giovanni 2,5

Introduzione
«O mio Gesù, come è facile santificarsi. Occorre
soltanto un briciolo di buona volontà. Se Gesù scorge
nel cuore questo briciolo di buona volontà si affretta
a donarsi all’anima e nulla può impedirglielo, né gli errori,
né le cadute; assolutamente niente. A Gesù preme
aiutare quest’anima e se l’anima è fedele alla grazia
di Dio, in pochissimo tempo può conseguire la più grande
santità che una creatura possa raggiungere su questa
terra. Dio è molto generoso e non rifiuta a nessuno
la sua grazia: dà più di quello che noi gli chiediamo.
La fedeltà nel seguire le ispirazioni dello Spirito Santo,
è la via più breve».
Questo bel testo è tratto dal diario di suor
Faustina1. Nella sua semplicità e concisione, esso lancia
un messaggio estremamente importante per tutti coloro
che aspirano alla santità, vale a dire, in termini più
semplici, per tutti coloro i quali vogliono rispondere all’amore
di Dio nella radicalità più totale.
La più grande domanda che queste anime si pongono,
la loro angoscia, a volte, è quella di non sapere
come fare.
1 Diario di suor Faustina, Libreria Editrice Vaticana, p. 130.
Suor Faustina Kowalske, nata nel 1905 e morta il 5 ottobre 1938, è
stata beatificata da Giovanni Paolo II, la seconda domenica di Pasqua
del 1993. Questa religiosa polacca ha ricevuto da Gasù la missione
di far conoscere al mondo la Misericordia, in particolare attraverso
un’icona di Cristo misericordioso che lei stessa fece dipingere.
7
È possibile che tu, lettore, faccia parte di quelli che
non si sono mai preoccupati troppo di porsi questa domanda.
Forse il tuo cuore non ha mai conosciuto questa
aspirazione ad amare Dio tanto quanto è possibile
amarlo. Allora, te ne prego, supplica lo Spirito Santo
di mettere in te questo desiderio e chiedigli anche di
non lasciarti mai riposare! Allora sarai beato: Beati quelli
che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati
(Mt 5,6)2.
Cosi, per quelli che aspirano alla pienezza dell’amore,
ogni indicazione che permette di illuminare questo
cammino e soprattutto di abbreviarlo, è assai
preziosa. Quasi nessuno ne ha piena consapevolezza,
ma, a mio parere, è necessaria ai santi perché dà la possibilità
di santificarsi maggiormente e più in fretta, e
ai peccatori di convertirsi; la Chiesa ne trarrà beneficio
allo stesso modo. Il mondo sarà salvato dalla preghiera
dei santi.
E per questo che noi crediamo che sia molto importante
trasmettere ai cristiani la parte migliore dei
messaggi dei santi perché possano progredire velocemente
verso la perfezione delPamore, anche se questo
linguaggio non sarà capito da tutti.
La domanda chiave di questo cammino, forse è sapere
su dove concentrare i nostri sforzi. Questo non
è sempre facile e non sempre corrisponde a quello che
immaginavamo all’inizio.
2 La giustizia nella Scrittura ha un significato diverso da quello
che noi abitualmente le attribuiamo. E l’atteggiamento dell’uomo
la cui volontà è pienamente conforme a quella di Dio per amarlo
e amare il prossimo; in altri termini è quello che noi intendiamo
per santità.
8
Suor Faustina, in questo brano, come in altre riflessioni
del suo Diario, ci dà un consiglio, frutto della
sua esperienza, che merita di essere ascoltato:
La via più breve è la fedeltà alle ispirazioni dello Spirito
Santo.
Dunque, invece di disperdere i nostri sforzi in direzioni
che potrebbero rivelarsi sterili o poco produttive,
suor Faustina ci propone di indirizzarli
specialmente verso un solo punto: saper riconoscere,
accogliere e mettere in pratica le ispirazioni dello Spirito
Santo. Questa è la cosa che ci «ripagherà» di più.
Ne spiegheremo il perché e cercheremo anche di far
comprendere che cosa significhi questo concretamente.
9

I. La santità è opera
dello Spirito Santo
È illusione comune pensare che la santificazione sia
opera deir uomo; che basti avere un programma di perfezione
ben chiaro per poi mettersi all’opera con coraggio
e pazienza e realizzarlo progressivamente: tutto
qui.
Purtroppo (o fortunatamente!), non è tutto qui...
Senza dubbio sono necessari coraggio e pazienza, ma
la santità non è certamente la realizzazione di un programma
di vita che fissiamo noi. Esporremo, i due motivi
più importanti per i quali questo non è possibile.
1. IL COMPITO VA AL DI LÀ DELLE NOSTRE FORZE
È impossibile giungere alla santità con le nostre sole
forze. Tutta la Scrittura ci insegna che essa è solo frutto
della grazia di Dio. Gesù ci dice: Senza di me non
potete fare nulla (Gv 15,15). E san Paolo: C'è in me il
desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo (Rom
7,18). I santi stessi lo testimoniano. Ecco come si esprime
Grignion de Monfort parlando di questa santificazione
che è il progetto di Dio per noi:
«Oh! Che opera mirabile: la polvere cambiata in
luce, la sozzura in purezza, il peccato in santità, la creatura
in Creatore e Puomo in Dio! Oh! Opera mirabili
11
le! Lo ripeto, ma opera difficile ed impossibile alla sola
natura; solo Dio, con la grazia e con grazia abbondante
e straordinaria, può realizzarla; e neanche la
creazione di tutto l’universo è grande come questo capolavoro
»1 .
Per quanto ci sforziamo, non possiamo cambiare noi
stessi. Solo Dio può venire a capo dei nostri difetti, dei
nostri limiti nell’ordine dell’amore; solo lui ha un’influenza
così forte sui nostri cuori da poter realizzare
una cosa simile. Noi non dobbiamo diventare santi con
le nostre sole forze2, ma dobbiamo trovare il modo di
permettere a Dio di farci santi.
Questo richiede molta umiltà (rinunciare alla pretesa
orgogliosa di potercela fare da soli, accettare le nostre
povertà ecc.), ma allo stesso tempo è molto incoraggiante.
Infatti, se le nostre forze hanno dei limiti, la
potenza e l’amore di Dio invece non ne hanno.
Noi possiamo fare in modo che questa potenza e questo
amore vengano in aiuto alla nostra debolezza. Ci basta
accettare quest’ultima nella pace riponendo in Dio
solo tutta la nostra fiducia e la nostra speranza. In fondo
è molto semplice, ma spesso avviene che ci vogliono
anni per comprendere e per vivere cose semplici.
In un certo senso, il segreto della santità è comprendere
che possiamo ottenere tutto da Dio a condizione
di sapere come prenderlo. E il segreto della piccola via
1 II segreto di Maria, inizio della prima parte.
2 Ovviamente questo non vuol dire che non dobbiamo compiere
degli sforzi; questi però, devono orientarsi verso la giusta direzione
per non rimanere sterili e il loro scopo non deve essere quello
di farci giungere alla perfezione, ma quello di lasciarci trasformare
da Dio senza opporgli resistenza, per aprirci il più possibile alla sua
grazia che ci santifica.
12
di santa Teresa di Lisieux. Dio ha un cuore di padre
e noi possiamo sempre ottenere da lui tutto quel che
ci è necessario se sappiamo prenderlo dalla parte del
cuore3.
Io credo che questa idea che da Dio possiamo ottenere
tutto, Teresa P abbia avuta da san Giovanni della
Croce, suo unico maestro o quasi. Ecco cosa ci dice questo
grande santo nel suo Cantico spirituale:
«Grande è il potere e la tenacità dell’amore, tanto
da prendere e legare Dio stesso. Felice l’anima che
ama! Essa ha Dio per prigioniero, arreso a tutto ciò
che essa vuole, perché egli è di tal natura che, se lo
prendono per amore e per bene, lo moveranno a fare
quanto desiderano»4.
Questa frase audace sul potere che il nostro amore
e la nostra fiducia possono esercitare sul cuore di Dio,
3 Ecco un brano di una lettera di Teresa che può aiutarci a
comprendere tutto questo: «Vorrei tentare di farle comprendere, _
per mezzo di un paragone semplicissimo, quanto Gesù ama le anime,
anche imperfette, che confidano in lui. Supponga che un padre
abbia due figli sventati e disobbedienti e che, sul punto di
punirli, veda uno di loro che trema e s’allontana da lui con terrore,
pur avendo dentro di sé il sentimento profondo di meritare il castigo,
mentre invece il fratello si getta tra le braccia del padre dicendo
che si pente del dolore che gli ha arrecato, che gli vuol bene
e che d’ora in avanti metterà giudizio. Se poi questo fanciullo domanda
addirittura al padre di punirlo con un bacio, non credo che
il cuore di quel padre fortunato possa resistere alla confidenza filiale
del figlio del quale conosce la sincerità e l’amore. Egli non ignora,
tuttavia, che il figlio ricadrà più d’una volta nelle stesse
mancanze, ma è disponibile a perdonargli sempre se il figlio lo prenderà
dalla parte del cuore...» (Lettera 229).
4 Cantico spirituale B, strofa 32,1.
13
svela una verità bella e profonda. Lo stesso san Giovanni
della Croce la esprime altrove con parole diverse:
«Quello che più tocca il cuore di Dio e trionfa su
di esso, è una salda speranza»5.
E ancora:
«Dio ha una così grande stima della speranza del-
Panima che incessantemente si rivolge a lui e conta
su lui solo, che si può dire che le dona tutto ciò che
ella spera»6.
La santità non è un programma di vita: essa è qualcosa
che si ottiene da Dio; esistono dei mezzi infallibili
per ottenerla, tutto consiste nel capire quali siano...
Abbiamo il potere di diventare santi, semplicemente
perché Dio si lascia conquistare dalla fiducia che noi
riponiamo in lui. Quello che diremo più avanti ha lo
scopo di introdurci su questa buona strada.
2. S o lo D io c o n o s c e il c am m in o d i o g n u n o
La seconda ragione per la quale non diventiamo santi
fissando un programma, consiste nel fatto che, come
esistono tanti tipi diversi di persone, allo stesso modo
esistono tante forme diverse di santità e dunque anche
di cammini verso la santità. Ognuno è assolutamente
unico per Dio. La santità non è la realizzazione di un
certo modello di perfezione, identico per tutti. Essa
5 Massima 112.
6 Massima 119.
14
r
è una realtà assolutamente unica che Dio solo conosce
e che solo lui sa far sbocciare. Nessuno di noi sa in che
cosa consista la propria santità; questo gli viene svelato
solò man mano che il suo cammino prosegue, e spesso
è qualcosa di ben diverso da quel che immaginavamo.
Di fatto, il maggiore ostacolo nel cammino verso
la santità è, forse, attaccarsi troppo all’immagine che
ci si è fatti della propria perfezione...
La perfezione che invece vuole Dio è sempre diversa,
ci disorienta sempre, ma, in fin dei conti è infinitamente
più bella poiché solo lui è capace di creare dei
capolavori assolùtamente unici, mentre l’uomo, al contrario,
sa solo imitare.
Ne consegue un principio importantissimo: per accedere
alla santità, l’uomo non si può limitare a seguire
delle regole generali che valgono per tutti. Egli deve
anche capire quello che Dio gli chiede in particolare e
che, forse, non chiede a nessun altro.
Come riconoscere il volere di Dio? Ci sono diversi
modi: attraverso gli avvenimenti della vita, nei consigli
di un padre spirituale e con altri mezzi ancora.
Tra questi ve ne è uno la cui importanza è fondamentale
e merita di essere spiegata. Si tratta delle ispirazioni
della grazia divina le quali sono delle sollecitazioni
interiori, dei movimenti dello Spirito Santo nel profondo
del nostro cuore, attraverso i quali Dio ci fa conoscere
quello che ci chiede e, allo stesso tempo, ci
comunica la forza necessaria per compierlo, se noi acconsentiamo.
In seguito diremo come discernere ed accogliere
queste ispirazioni.
Per diventare santi dobbiamo, ovviamente, sforzarci
di mettere in pratica la volontà di Dio che conosciamo
dalla Scrittura, dai comandamenti ecc. e che è rivolta
15
a tutti. Ma è anche indispensabile, come abbiamo già
detto, andare oltre, aspirare a conoscere non solo ciò
che Dio chiede a tutti in modo generale, ma anche ciò
che egli si aspetta da me in particolare. E qui che entrano
in gioco le ispirazioni di cui parliamo. Però bisogna
affermare che queste ispirazioni sono necessarie
anche per quel che riguarda il compimento della volontà
generale di Dio su di noi.
La prima ragione è la seguente: se aspiriamo alla perfezione,
abbiamo così tante cose da mettere in pratica, così
tanti comandamenti e virtù da seguire, che ci è impossibile
combattere su tutti i fronti; ad un certo punto della nostra
vita, dobbiamo sapere a quale virtù dare la priorità,
non secondo le nostre idee, ma secondo ciò che Dio effettivamente
ci chiede, cosa che sarà molto più efficace.
Comunque non si tratta sempre di quello che pensiamo
noi. Ci sarebbero molte cose da dire a questo proposito:
molto spesso ci succede di compiere sforzi
smisurati per progredire su di un punto mentre Dio ci
chiede un’altra cosa. Per esempio, facciamo degli sforzi
enormi per correggere un difetto del nostro carattere
mentre Dio ci chiede semplicemente di accettarlo con
umiltà e mitezza verso noi stessi!
Le ispirazioni della grazia sono preziosissime per
orientare bene i nostri sforzi nei combattimenti che dobbiamo
affrontare... Senza di esse rischiamo o di rilassarci
su alcuni punti o di esigere da noi stessi più di quanto
Dio stesso non ci chieda, il che è comunque grave e più
frequente di quanto non si pensi. Dio ci chiama alla perfezione
ma non è perfezionista. E la perfezione si raggiunge
non tanto attraverso la conformità esteriore a un
ideale, quanto attraverso la fedeltà interiore a delle ispirazioni.
16
C’è una seconda ragione dimostrata dall’esperienza:
molto spesso non abbiamo la forza di compiere neanche
la volontà e i comandamenti di Dio che già conosciamo
e che sono validi per tutti. Ora, ogni volta che
siamo fedeli nel rispondere ad una mozione dello Spirito,
desiderando di essere docili a ciò che Dio si aspetta
da noi, anche nelle cose più piccole, questa fedeltà attira
su di noi un sovrappiù di grazia e di forza che potremo
applicare in altri campi per essere un giorno
capaci, forse, di praticare i comandamenti che non avevamo
avuto la forza di mettere completamente in pratica
fino a quel momento. Si potrebbe dire che è
un’applicazione della promessa di Gesù nel Vangelo:
Bene, servo buono e fedeley sei stato fedele nel poco, ti
darò autorità su molto (Mt 25,21).
Ne deduciamo una legge spirituale fondamentale:
Otterremo la grazia di essere fedeli nelle cose importanti
chey per il momento, sono per noi impossibili, solo
continuando ad essere fedeli nelle piccole cose, alla nostra
portata, soprattutto quando queste piccole cose sono
quelle che lo Spirito Santo ci chiede, sollecitando il nostro
cuore con le sue ispirazioni.
Terminiamo questa parte con una considerazione
di importanza capitale per motivarci nel desiderio di
essere fedeli a queste ispirazioni. Se vi proponessimo
di fare degli sforzi per realizzare qualche progresso spirituale
secondo le vostre idee e i vostri criteri, non avreste
successo. Lo abbiamo detto: tra quel che Dio ci
chiede effettivamente e quel che noi immaginiamo che
egli ci chieda, a volte c’è una bella differenza. Non avremo
la grazia per fare ciò che Dio non ci chiede.
17
Invece, nelle cose che egli si aspetta da noi, la sua
grazia ci viene assicurata: Dio dona ciò che ordina.
Quando Dio ci ispira di fare qualcosa (se è veramente
lui la fonte di questa ispirazione), ci dà allo stesso tempo
la capacità di farlo. Anche se questo al principio ci
supera o ci fa paura... Ogni mozione divina, oltre ad
essere luce per comprendere ciò che Dio desidera, è forza
che anima la volontà.
3. LA FEDELTÀ ALLA GRAZIA ATTIRA ALTRE GRAZIE
«Ecco un breve racconto dal Diario di suor Faustina:
«Oggi ho cercato di fare tutte le mie pratiche di
pietà prima della benedizione, perché mi sentivo peggio
del solito. Perciò subito dopo la benedizione sono
andata a coricarmi. Però quando andai in dormitorio,
conobbi all’improvviso interiormente che dovevo
entrare nella cella di suor N. che aveva bisogno
d’aiuto. Entrai subito in quella cella e suor N. mi
disse: Che fortuna che Dio l’ha condotta qui, sorella.
E parlava con una voce così bassa che riuscii a capire
a malapena. Mi disse: Sorella, mi pórti per
favore un po’ di tè col limone, perché ho una gran
sete e non posso muovermi perché soffro molto. In
realtà soffriva molto e aveva la febbre alta. Le feci
il servizio e con quel po’ di tè spense l’arsura delle
sue labbra. Quando entrai nella mia cella, la mia anima
venne avvolta da un grande amor di Dio e compresi
quanto occorra fare attenzione alle ispirazioni
interiori e seguirle fedelmente. E la fedeltà a una
grazia, ne attira altre»7.
7 Diario di suor Faustina, Libreria Editrice Vaticana, p. 282.
18
r
Questo testo illustra bene alcune cose già dette sopra
e sottolinea un punto importantissimo: ogni fedeltà
ad un’ispirazione viene ricompensata da grazie sempre
più abbondanti, in particolare da ispirazioni sempre più
frequenti e più forti. E come se l’anima si allenasse nella
fedeltà à Dio per giungere a una percezione sempre più
chiara della sua volontà e a una facilità maggiore per
compierla. Anche san Francesco di Sales afferma:
«Quando sappiamo trarre beneficio da un’ispirazione
che Nostro Signore ci dona, egli ce ne ridona
un’altra e così continua a donarcene altre nella misura
in cui ne sappiamo trarre beneficio»8.
Questo è il dinamismo fondamentale che potrà condurci,
poco a poco, alla santità: la nostra fedeltà a una
grazia ne attirerà altre9. Anche santa Teresa di Gesù
Bambino testimonia questo dinamismo della fedeltà che
rende sempre più facile il compimento della volontà di
Dio:
«La pratica della virtù ci divenne dolce e naturale;
dapprincipio il mio viso tradiva spesso il combattimento,
ma poco a poco quella espressione scomparve
e la rinuncia mi divenne facile anche dal primo istante.
Gesù lo ha detto: A colui che possiede, verrà dato
8 Lettera 2074 nell’edizione di Annecy. Padre Ravier, presentando
i punti essenziali della spiritualità di san Francesco di Sales,
afferma che «le ispirazioni sono dei mezzi di cui lo Spirito Santo
si serve per guidare ognuno di noi ad ogni istante. Discernerle e
seguirle è uno dei punti più importanti della vita devota», in F rancesco
di S ales, Lettere di amicizia spirituale, Desclèe de Brouwer,
p. 818.
9 Ciò non vuol dire che tutto è perduto se a volte siamo infedeli.
Parleremo di questo nei prossimi capitoli.
19
ancoray e sarà nell*abbondanza. Per una grazia ricevuta
fedelmente egli me ne concedeva molte altre...»10.
Aggiungiamo anche che questa tappa è accompagnata
da una grazia di felicità: nonostante che obbedire
allo Spirito, all’inizio ci costi molto, perché dobbiamo
affrontare le nostre paure, i nostri attaccamenti ecc.,
questa obbedienza, in fin dei conti, è sempre fonte di
gioia e di felicità ed è accompagnata da un’effusione
di grazia che dilata il cuore, che rende l’anima libera
e felice di camminare sulle vie del Signore: Corro per
la via dei tuoi comandamenti perché hai dilatato il mìo
cuore (Sai 119,32).
Dio ci ricompensa ampiamente con una generosità
che solo lui possiede. Solo lui ci può trattare così...
Ecco una legge spirituale che l’esperienza conferma
e che merita di essere sottolineata. Questo vuol dire
che, anche se la via della docilità alle mozioni dello
Spirito è molto esigente, poiché lo Spirito soffia dove
vuole (Gv 3,8), essa è comunque una via di libertà e
di felicità nella quale l’anima cammina senza vincoli e
il cuore non è rinchiuso, ma dilatato. Questa dilatazione
del cuore è un segno che manifesta la presenza dello
Spirito.
Lo Spirito Santo viene giustamente chiamato Consolatore.
Quando i tocchi dello Spirito, che ci illuminano
e ci spingono ad agire, vengono accolti, riversano
nel nostro cuore non solo luce e forza ma anche un’unzione
di conforto e di pace che molto spesso ci colma
di consolazione. E quand’anche il loro obbiettivo fosse
di poca importanza, poiché essi procedono dallo Spi10
Manoscritto autobiografico A, p. 145.
20
rito divino, hanno il potere che solo Dio possiede: di
consolarci e di colmarci.
Una sola gocciolina dell’unzione dello Spirito Santo
può riempire il nostro cuore di una soddisfazione più
grande di tutti i beni della terra messi assieme, perché
fa parte dell’infinito di Dio11.
Cospàrgi di olio il mio capo, il mio calice trabocca
(Sai 23). Questa unzione dello Spirito si espande immancabilmente
nell’anima di colui che compie il bene
ispiratogli dallo Spirito.
Qui troviamo l’altra grande legge della vita spirituale:
ciò che è veramente capace di colmare i nostri
cuori non sono tanto i beni che riceviamo, quanto il
bene ispirato da Dio che pratichiamo: c’è più gioia nel
dare che nel ricevere.
Abbiamo appena mostrato fino a che punto sia fecondo
accogliere e seguire le mozioni dello Spirito, tanto
da poter dire con suor Faustina che questo è senza dubbio
il mezzo principale per santificarci.
Ma adesso sorgono diverse domande: come riconoscere
e discernere queste mozioni dello Spirito? Tutti
ricevono queste mozioni? Come favorire la loro presenza
nella nostra vita spirituale?
Cercheremo di rispondere a queste domande, cominciando
dall’ultima.
11 Riccardo di San Vittore dice: «Io oso affermare che una sola
goccia di queste divine consolazioni può far ciò che tutti i piaceri
del mondo non saprebbero fare. Questi ultimi non possono saziare
il cuore mentre una sola goccia della dolcezza interiore, che lo Spirito
Santo riversa nell’anima, la porta fuori di sé e le dona una santa
ebbrezza».
21

II. Come far sbocciare
LE ISPIRAZIONI
Dio ama tutti gli uomini allo stesso modo e vuole
condurre tutti alla perfezione, ma usa delle vie molto
diverse per gli uni e per gli altri. Questo vuol dire che
le ispirazioni della grazia si potranno manifestare di più
o di meno a seconda della persona. Lo Spirito non si
può costringere: Dio è padrone dei suoi doni.
Tuttavia, non si può dubitare del fatto che Dio concederà
ad ogni persona le ispirazioni necessarie, almeno
per la sua santificazione. Ascoltiamo san Francesco
di Sales:
«Oh, quanto sono fortunati coloro che tengono
dischiuso il cuore alle sante ispirazioni! Ché mai non
son privi di quelle che lor sono necessarie a vivere
bene e devotamente nella propria condizione, e bene
e santamente esercitare i carichi imposti dalla loro
professione.
Poiché, come il Signore dà, per via dell’ordine
naturale, agli animali tutti gli istinti richiesti alla
conservazione e all’esercizio delle naturali qualità loro,
così, qualora non resistiamo noi alla grazia di
Dio, egli dà a ciascuno di noi le ispirazioni occorrenti
per vivere, operare, e conservarci nella vita
spirituale»1.
1 Trattato delVamor di Dio, libro Vili, cap. 10.
23
Bisogna anche aggiungere che queste mozioni dello
Spirito, anche se purtroppo rivestono un ruolo poco
rilevante nell’esistenza di molti cristiani, non sono una
cosa eccezionale, ma fanno parte di un «funzionamento
normale» della'vita spirituale.
San Paolo lo suggerisce quando dice: Tutti quelliy
infatti, che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono
figli di Dio (Rom 8,14), e anche: Se pertanto viviamo
dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal
5,25).
Tutti noi abbiamo ricevuto l’adozione filiale e la
grazia dello Spirito Santo con il battesimo. Il frutto di
questo sacramento è lo sbocciare nella nostra vita di
quello che la teologia chiama: doni dello Spirito Santo,
che hanno lo scopo di «disporre l’anima a ricevere prontamente
l’impulso della grazia divina»2.
Il dottore angelico dice anche: «I doni dello Spirito
Santo rendono tutte le facoltà dell’anima capaci di
sottomettersi alla mozione divina»3.
Ogni cristiano deve dunque desiderare e chiedere
queste grazie d’ispirazione. Dio certamente le dona in
misura più o meno grande e a chiunque è stato dato moltoy
molto sarà chiesto (Le 12,48), così come a colui al
quale è stato dato di meno, meno sarà chiesto. Però queste
grazie d’ispirazione non sono facoltative poiché possono
essere decisive per il nostro progresso spirituale
e accoglierle nella nostra vita è importantissimo.
Che cosa permette concretamente la manifestazione
delle ispirazioni della grazia? Cosa bisogna fare perché
il Signore ce ne faccia trarre il maggiore beneficio
2 S an Tommaso, Somma teologica, la, Ilae, q. 68, a. 1.
3 Ibid.
24
possibile? Elencheremo un certo numero di condizioni
che favoriscono la loro manifestazione.
1. Pr a t ic a r e la lo d e e la g r a t it u d in e
Quello che ci impedisce di ricevere grazie più abbondanti
da Dio è il non riconoscere abbastanza quelle
che ci ha già concesse, ringraziandolo per questo.
Senza dubbio, se ringraziamo Dio con tutto il nostro
cuore per ogni grazia ricevuta, particolarmente per le
ispirazioni, egli ce ne concederà ancora di più. Ascoltiamo
santa Teresa di Gesù Bambino che parla a sua
sorella Celina (suor Genoveffa):
«Quel che più attira le grazie del Buon Dio, è la
riconoscenza, perché se noi lo ringraziamo di un beneficio,
egli ne rimane toccato e si affretta a donarcene
altre dieci e se noi lo ringraziamo ancora con la
stessa effusione, che moltiplicarsi incalcolabile di grazie!
Io Tho sperimentato, prova e vedrai! La mia gratitudine
è senza limiti per tutto quello ch’egli mi dona
e io glielo provo in mille modi»4.
Non si tratta di calcolare, ma di prendere coscienza
che la nostra ingratitudine verso Dio ci fa ripiegare
su noi stessi e ci chiude alla sua grazia. Benedici il Signore,
anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici, dice
il Salmo (103,1). La lode purifica il cuore e lo dispone
meravigliosamente a ricevere la grazia divina e le mozioni
dello Spirito Santo.
4 Consigli e ricordi di suor Genoveffa.
25
2. De s id er a r e e ch ied er e l e ispira z io n i
Poi bisogna ovviamente desiderare e chiedere spesso
le ispirazioni nella preghiera: Chiedete e vi sarà dato (Le
11,9). Ecco quella che dovrebbe essere la richiesta da
rivolgere più spesso a Dio: Ispirami in tutte le mie decisioni
e fa ' che non trascuri nessuna delle tue ispirazioni.
Dobbiamo chiederle in tutte le circostanze della nostra
vita, nei momenti particolari, di fronte a scelte importanti;
quando abbiamo l'impressione che la nostra
vita con il Signore proceda a fatica e debba essere vivificata,
forse sarebbe bene prendere qualche giorno di
ritiro e di preghiera più intensa per chiedere la luce dello
Spirito Santo.
Sarebbe sorprendente allora che Dio non ci rispondesse
donandoci le sue ispirazioni.
3 . D e c id e r s i a n o n r if iu t a r e n u l la a D io
Oltre a una preghiera cosciente ed esplicita in questi
termini, è importante che in noi ci sia una forte e
costante determinazione nell'ubbidire a Dio in ogni cosa,
grande o piccola che sia, senza nessuna eccezione. Più
Dio ci vede in questa disposizione di totale docilità, più
ci concede le sue ispirazioni.
Non dico che sia necessario essere capaci di ubbidire
a Dio in tutto; questo ci è indubbiamente impossibile
a causa della nostra fragilità. Ma bisogna essere molto
determinati e far sì che, specialmente con la preghiera,
ci fortifichiamo incessantemente nella risoluzione di non
trascurare mai la volontà che Dio potrebbe esprimerci,
per quanto piccola possa essere.
26
Questa determinazione non deve comunque diventare
uno scrupolo* di cui il demonio potrebbe servirsi
per scoraggiarci; una paura di venir meno alla
volontà di Dio o un’angoscia di non riuscire a comprenderla.
In questo campo, come dappertutto, dobbiamo
lasciarci condurre dall’amore e non dalla paura
e, come diceva san Francesco di Sales, dobbiamo più
«amare Vobbedienza che temere Vobbedienza»5.
Dobbiamo fortificarci continuamente nella risoluzione
di essere docili a Dio, stando in guardia che il
demonio non se ne serva mai per turbarci con delle
inquietudini o per scoraggiarci quando inevitabilmente
cadiamo.
4. Pr a t ic a r e l ’o b b e d ie n z a f il ia l e e f id u c io sa
Perché Dio ci riveli sempre più la sua volontà con
delle ispirazioni, bisogna iniziare a ubbidire alle volontà
di Dio che già conosciamo e questo è applicabile
in diversi campi. Come abbiamo già detto, ogni
fedeltà alla grazia attira nuove grazie, sempre più abbondanti.
Se siamo attenti a ubbidire alle mozioni dello
Spirito, queste diventeranno sempre più numerose.
Se invece siamo negligenti, rischiamo di farle diminuire.
A chi ha sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche
quello che ha (Le 19,26), dice Gesù.
Questo è il principio: per ottenere più ispirazioni,
bisogna cominciare a ubbidire a quelle che riceviamo.
5 Cf. Lettera a santa Giovanna di Chantal.
27
È evidente che in seguito Dio ci gratificherà maggiormente
con le sue ispirazioni sé vedrà che siamo fedeli
nel compiere la sua volontà, quando questa si
esprime in modi ordinari come i comandamenti, i doveri
del nostro stato ecc.
Esistono molteplici espressioni della volontà di Dio
che già conosciamo senza aver minimamente bisogno
di particolari ispirazioni: si tratta della volontà di Dio
che si manifesta, in modo generale, nei comandamenti
della Scrittura, nell’insegnamento della Chiesa, nelle
esigenze proprie alla nostra vocazione, alla nostra vita
professionale ecc.
Se c’è in noi un sincero desiderio di fedeltà in tutti
questi ambiti, Dio ci concederà molte più mozioni del
suo Spirito. Se invece siamo negligenti nei nostri doveri
abituali* potremo anche continuare a chiedergli le
mozioni, ma avremo poca possibilità che ci ascolti...
Cerchiamo, inoltre, di acconsentire, per amor di
Dio, a tutte le occasioni legittime di obbedienza che
si presentano a noi nell’ambito della vita comunitaria,
familiare, sociale. Bisogna ubbidire a Dio piuttosto
che agli uomini, certo, ma è un’illusione credere
di essere capaci di ubbidire a Dio, se non siamo capaci
di ubbidire agli uomini. In entrambi i casi, di
fatto, l’ostacolo da sormontare è sempre lo stesso:
l’attaccamento a se stessi e alla propria volontà. Chi
non riesce a ubbidire alle persone, che gli piaccia o
no, si culla solo in dolci illusioni, se crede di essere
capace di ubbidire allo Spirito Santo. Se non sono
mai disposto a rinunciare alla mia volontà (le mie
idee, i miei gusti, i miei attaccamenti...), di fronte
agli uomini, cosa mi garantisce che sarò capace di
esserlo quando sarà Dio a chiedermelo?
28
5. Praticare l ’abbandono
Non dimentichiamo infine una forma di obbedienza
forse più importante e anche un po’ dimenticata, che
dobbiamo chiamare Vobbedienza agli eventi.
Gli eventi della vita, in fin dei conti, sono l’espressione
più sicura della volontà di Dio poiché non vi è
il rischio di interpretarli soggettivamente. Se Dio ci vede
docili agli eventi, capaci di acconsentire nella pace e
con amore a ciò che gli avvenimenti ci impongono, in
spirito di fiducia filiale e di abbandono alla sua volontà,
non vi è alcun dubbio che egli moltiplicherà le espres-
6 Questa affermazione fa sorgere un problema teologico ed esistenziale
difficile. Non si tratta di cadere nel fatalismo o nella passività,
né di dire che tutto quel che succede è volontà di Dio: Dio
non vuole il male né il peccato. Molte cose che accadono non sono
volute da Dio. Tuttavia egli le permette nella sua saggezza che rimane
scandalosa per la nostra intelligenza. Dio ci chiede di fare
il nostro possibile per eliminare il male. Ad ogni modo, malgrado
i nostri sforzi, c’è tutto un insieme di circostanze nelle quali non
possiamo far nulla e che non sono necessariamente volute da Dio.
Egli comunque le permette e ci invita ad accettarle nella fiducia
e nella pace anche se ci fanno soffrire e ci contrariano. Questo non
significa acconsentire al male, ma acconsentire alla misteriosa saggezza
di Dio che permette il male. Un consenso che non è un compromesso,
ma che è l’espressione di una fiducia in Dio più forte
del male. Vi è in questo una forma d’obbedienza dolorosa ma feconda.
Significa che, dopo aver fatto ciò che è in nostro potere,
siamo invitati, davanti alle cose che comunque ci vengono imposte
dagli eventi, a vivere nei confronti del nostro Padre celeste, in un
atteggiamento d’abbandono e di fiducia filiale, nella fede che: Tutto
concorre al bene di coloro che amano Dio (Rom 8,28). Per fare
un esempio, Dio non ha voluto il tradimento di Giuda o la vigliaccheria
di Pilato (Dio non può volere il peccato), ma li ha permessi
e ha voluto che Gesù acconsentisse con spirito filiale a questi eventi
come ha poi fatto: Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi
(Mt 14,36).
29
sioni personali della sua volontà, attraverso l’unzione del
suo Spirito, che parla al nostro cuore.
Se invece non smettiamo di ribellarci e di irrigidirci
di fronte alle contrarietà, certamente per lo Spirito Santo
sarà più difficile guidare la nostra vita, visto che nutriamo
questa diffidenza nei confronti di Dio.
Quello che maggiormente ci impedisce di diventare
santi è senz’altro la nostra difficoltà ad acconsentire a tutto
quello che ci succede. Ciò non significa che dobbiamo
vivere un fatalismo che ci renderebbe completamente
passivi, ma un abbandono fiducioso e totale tra le mani
del Padre. Quando ci troviamo di fronte ad avvenimenti
dolorosi, spesso ci ribelliamo o li subiamo a denti stretti
o ci rassegniamo passivamente.
Ma Dio ci invita a un atteggiamento molto più positivo
e fecondo: fare come Teresina che dice: Io scelgo
tutto. Sottinteso: scelgo tutto ciò che Dio vuole per me.
Non mi limito a subire, ma con un’adesione libera della
volontà, decido di scegliere ciò che non ho scelto. Teresa
ha detto anche: Voglio tutto quello che mi contraria1.
Esteriormente questo non cambia nulla nella mia situazione,
ma interiormente cambia tutto: questo consenso,
ispirato dall’amore e dalla fiducia, mi rende libero,
attivo, non più passivo, e permette a Dio di trarre il bene
da tutto quello che di buono o cattivo mi accade.
6. Pr a t ic a r e il d ist a c c o
Non possiamo accogliere le mozioni dello Spirito se
siamo rigidi, attaccati ai nostri beni, alle nostre idee,
7 Questa espressione è riportata da suor Genoveffa nei suoi
Consigli e ricordi.
30
F
alle nostre concezioni ecc. Per lasciarci guidare dallo
Spirito di Dio, abbiamo bisogno di molta docilità ed
elasticità, che si acquisiscono poco a poco praticando
il distacco. Sforziamoci di non tenere a niente, né materialmente,
né affettivamente, neppure spiritualmente.
Non per diventare menefreghisti o indifferenti a
tutto, né per praticare una sorta di ascesi forzata e spogliarci
di tutte le cose che possediamo: il Signore abitualmente
non ci chiede di fare ciò.
Ma dobbiamo mantenere il nostro cuore in un atteggiamento
di distacco, guardare tutto con libertà,
con distanza, con riserva, in modo tale che, se siamo
impossibilitati a realizzare una cosa, un progetto, una
relazione o un’abitudine, non ne facciamo un dramma.
Questo distacco^ deve essere praticato in tutti gli
ambiti della nostra vita. Ma, indubbiamente, P aspetto
materiale non è il più importante. Talvolta il nostro
progresso spirituale è più ostacolato dall’attaccamento
ad alcune nostre idee, concezioni, modi di fare.
Ascoltiamo il consiglio di un francescano del XVI
secolo:
«Che la vostra volontà sia sempre pronta ad ogni
eventualità e che il vostro cuore non sia asservito a nulla.
Quando sentite un desiderio, rendetelo tale da non
provare la benché minima pena in caso di f allimento, di
modo che lo spirito rimanga tranquillo come se non vi
aspettaste nulla.
La vera libertà consiste nel non legarsi a niente. E
così che Dio cerca la vostra anima: sgombera da tutto,
per potervi operare le sue grandiose meraviglie»8.
8 Ju an d e B o n i l l a , La pace interiore.
31
L’attaccamento alla nostra «saggezza», anche quando
questa si prefigge obbiettivi eccellenti, è forse il peggiore
ostacolo alla docilità allo Spirito Santo. L'ostacolo
è tanto più grave in quanto questo attaccamento è spesso
inconscio, poiché evidentemente, è più facile non essere
coscienti dell’attaccamento alla nostra volontà,
quando ciò che vogliamo noi è una cosa di per sé buona.
Visto che lo scopo perseguito è buono, ci giustifichiamo
con una caparbietà che ci acceca, senza renderci
conto che il modo in cui pretendiamo che la nostra idea
si realizzi non sempre corrisponde ai piani di Dio.
La saggezza di Dio non semp>re coincide con la nostra,
e questo significa che, in qualsiasi tappa del nostro
cammino spirituale, non saremo mai dispensati dal
praticare il distacco nei confronti delle nostre concezioni
personali, malgrado esse siano piene di buone intenzioni.
7. Pr a t ic a r e il s il e n z io e la p a c e
Lo Spirito di Dio è uno spirito di pace, parla e agisce
nella pace e nella dolcezza, mai nel turbamento e
nell’agitazione. Inoltre le mozioni dello Spirito sono
spesso tocchi delicati, non si manifestano nel frastuono
e possono affiorare alla nostra coscienza spirituale
solo se in quest’ultima c’è una zona di calma, di silenzio
e di pace. Se il nostro interno è sempre rumoroso
e agitato, la dolce voce dello Spirito Santo avrà molta
difficoltà a farsi sentire.
Questo significa che, se vogliamo riconoscere le mozioni
dello Spirito Santo e seguirle, è importantissimo
cercare di mantenere il nostro cuore nella pace.
32
La cosa non è facile, ma a forza di praticare la
speranza in Dio, l’abbandono, l’umiltà, l’accettazione
delle nòstre povertà con una fiducia incrollabile nella
misericordia divina, ci riusciremo sempre meglio.
Qui non vogliamo parlarne a lungo perché abbiamo
già trattato questo tema in un altro libro9. Comunque
è importante sottolinearlo, perché se non cerchiamo
di praticare la pace di fronte a tutte le circostanze
nelle quali rischiamo di perderla (e sono tante!), saremo
difficilmente capaci di sentire la voce dello Spirito
Santo, quando egli vorrà parlare al nostro cuore,
perché F agitazione che vi lasceremo regnare quasi sicuramente
glielo impedirà.
Come abbiamo spiegato nell’opera citata, quando
viviamo dei momenti difficili, lo sforzo che facciamo
per restare nella pace è molto fruttuoso poiché, proprio
conservando questa pace, avremo la possibilità di
reagire a una situazione non in modo inquieto e precipitoso
(creando un grande scompiglio), ma ascoltando
ciò che lo Spirito Santo potrebbe suggerirci: questo
sarà ovviamente più benefico. Mettiamo dunque in
pratica questa parola di san Giovanni della Croce:
«Abbiate cura di mantenere il vostro cuore nella
pace, che nessun avvenimento di questo mondo lo
turbi... Quand’anche quaggiù tutto crollasse e tutti
gli eventi ci fossero contrari, sarebbe inutile turbarci
perché questo turbamento ci procurerebbe più
danno che profitto»10.
9 Ja c q u e s Philippe, La pace del cuore, Edizioni Dehoniane,
Roma 19978.
10 Massima 173 e 175.
33
Il più grave di questi danni è che diventiamo incapaci
di seguire gli impulsi dello Spirito Santo.
Questo è legato alla pratica del silenzio. Silenzio
che non è vuoto ma pace, attenzione alla presenza di
Dio e attenzione al prossimo, attesa fiduciosa, speranza
in Dio. L’eccesso di rumore — non solo in senso fisico,
ma rumore inteso anche come un vortice incessante
di pensieri, immaginazioni, parole ascoltate o dette, dal
quale a volte ci lasciamo intrappolare e che spesso alimenta
le nostre preoccupazioni, le nostre paure, le nostre
insoddisfazioni ecc. — lascia poche possibilità allo
Spirito di potersi esprimere.
Il silenzio non è un vuoto, ma un atteggiamento generale
di interiorità che ci permette di custodire nel nostro
cuore una celletta interiore (secondo l’espressione
di santa Caterina da Siena), in cui siamo in presenza
di Dio e conversiamo con lui. Il silenzio è il contrario
della dispersione dell’anima verso l’esterno, della curiosità,
delle chiacchiere ecc. Il silenzio è la capacità
di ritornare naturalmente dentro noi stessi, calamitati
dalla presenza di Dio che ci abita.
8. Pe r s e v e r a r e f e d e lm e n t e n e l l ’o r a z io n e
Tutti questi atteggiamenti di cui abbiamo appena
parlato che facilitano la manifestazione dello Spirito,
li possiamo acquisire solo progressivamente; per questo
è assolutamente necessaria la fedeltà all’orazione.
Per fortificarci nella determinazione a non rifiutare nulla
a Dio, per praticare il distacco, l’abbandono filiale e
fiducioso, per imparare ad amare il silenzio e Pinterio-
34
rità, per scoprire questo luogo del cuore in cui lo Spirito
ci sollecita dolcemente, l’orazione è indispensabile.
Abbiamo già trattato a lungo questo argomento
altrove11, ma qui vogliamo e dobbiamo ricordare
quanto sia necessario dedicare del tempo regolarmente
e fedelmente alla preghiera personale silenziosa che
Gesù stesso ci chiede: Quando preghi, entra nella tua
camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto
(Mt 6,6).
9. E sam in a r e i m o v im en t i d e l n o s t r o c u o r e
Dove nascono queste ispirazioni della grazia? Non
nella nostra immaginazione o nella nostra testa, ma nel
profondo del nostro cuore. Per riconoscerle bisogna
dunque prestare attenzione a ciò che avviene in esso,
ai movimenti che possiamo distinguervi e saper discernere
quando questi provengono dalla nostra natura,
dall’azione del demonio o dall’influenza dello Spirito
Santo.
Parleremo di questo discernimento più avanti;
adesso vogliamo solo dire che, se mettiamo in pratica
tutti i consigli dati, riusciremo a rivolgere un’attenzione
sempre maggiore a ciò che avviene nel luogo più
profondo e più importante di noi stessi dove non c’è
quasi mai trambusto: questo è il luogo più intimo del
cuore dove lo Spirito Santo fa nascere le sue mozioni
e di cui prendiamo coscienza poco a poco.
11 Ja c q u e s Philippe, Un tempo per Dio, Edizioni RnS.
35
Imparando a distinguere i diversi movimenti della
nostra anima, impareremo a riconoscere anche le mozioni
dello Spirito Santo.
Ciò non vuol dire che dobbiamo cadere in una
specie d’introspezione psicologica continua, inquieta
e forzata, che potrebbe indurci a concentrarci su noi
stessi o a diventare vittime del via vai delle nostre
emozioni e dei nostri pensieri: questo infatti non produrrebbe
nulla di buono.
Si tratta invece di vivere in un continuo desiderio
di Dio, della calma interiore, della preghiera, dell’attenzione
a ciò che avviene in noi, in modo tale
che, se nel nostro cuore si risveglia qualche movimento
della grazia, non lo soffochiamo né lo disperdiamo
nel rumore di fondo di tutte le altre sollecitazioni ed
emozioni, ma gli permettiamo di emergere e di essere
riconosciuto come ispirazione divina.
Questo presuppone una vigilanza che ci fa esaminare
ciò che ci spinge a fare una cosa piuttosto che
un’altra, ogni qualvolta ci muoviamo. Questa attenzione
ci rende capaci di riconoscere in noi una diversità
di movimenti.
Alcuni sono movimenti disordinati, cioè impulsi a
fare o dire qualcosa ecc. la cui origine non è sana.
Spesso, infatti, siamo mossi dal timore, dal risentimento,
dalla collera, dall’aggressività, dal bisogno di essere
notati o ammirati dagli altri, dalla sensualità ecc.
Queste mozioni disordinate possono venire dalla
nostra natura corrotta, come si diceva in passato; oggi
si direbbe piuttosto che provengono dalle nostre ferite,
che è la stessa cosa. Possono anche venire dal
demonio: si tratta allora di tentazioni.
A volte, invece, siamo mossi da movimenti buoni:
36
desiderio sincero e disinteressato di aiutare qualcuno,
impegno a collaborare ecc.
Questi movimenti buoni possono avere un’origine
naturale (non è che tutto in noi sia corrotto!) o soprannaturale;
vale a dire che essi, anche se non
sempre ne siamo coscienti, sono il frutto della grazia
divina nei nostri cuori. Notiamo anche che alcuni movimenti,
apparentemente buoni (il cui oggetto sembra
buono), possono in realtà non esserlo e provenire dal
demonio che è astuto e che, alle volte, ci spinge a fare
qualcosa che sembra buono ma, di fatto, è contrario
alla volontà di Dio e i cui frutti sarebbero negativi
nella nostra vita.
Il clima d’interiorità, di cui stiamo parlando, ci
aiuta a renderci conto della diversità di questi movimenti,
della loro origine, dei loro effetti. Per esempio,
quelli che lasciano in noi gioia e pace, e quelli
che, al contrario, suscitano turbamento, tristezza ecc.
Questo esame del nostro cuore ci aiuterà, in particolare,
a prendere coscienza di alcuni movimenti che,
di tanto in tanto, ci sollecitano e che, con un po’ di
esperienza, saremo in grado di riconoscere come inviti
dello Spirito Santo, il quale ci spinge a fare (o a
non fare) alcune cose.
Sono queste le ispirazioni della grazia di cui parliamo
e che è così importante seguire perché sono molto
feconde per il nostro progresso spirituale e preziose
nel nostro servizio verso Dio e verso il prossimo.
Esse possono essere più o meno abbondanti: questo
dipende da Dio. Ma meno ce ne lasciamo sfuggire,
meglio è, perché ci aprono all’azione dello Spirito
Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza (Rom
9,26).
37
io. P r a t i c a r e l ’a p e r t u r a d e l c u o r e
VERSO UN PADRE SPIRITUALE
Il discernimento dell’azione dello Spirito Santo in
noi sarà molto più facile se abbiamo la possibilità di
aprire il nostro cuore a una persona che possa consigliarci
spiritualmente. Molto spesso siamo incapaci di
veder chiaro in noi stessi, nelle nostre motivazioni ecc.
e la luce ci sarà donata rendendo esplicito quello che
viviamo, parlandone, dialogando con una persona che
ha una certa esperienza.
Dio benedice questa apertura del cuore. Di fatto essa
è un atteggiamento di umiltà (riconosciamo di non poter
bastare a noi stessi...), di fiducia nell’altro e inoltre
testimonia che il nostro desiderio di veder chiaro, per
compiere la volontà di Dio, è veramente sincero, perché
ricorriamo a dei mezzi concreti. Queste disposizioni
piacciono molto a Dio che risponde sempre con le sue
grazie.
Bisogna dunque chiedere con insistenza al Signore
di donarci una persona alla quale aprire il nostro cuore
e approfittare delle occasioni che egli suscita a questo
riguardo, cosa che, talvolta, richiede coraggio.
Tuttavia, non disperiamo se, senza averne colpa,
questo ci accade raramente. Se desideriamo un padre
spirituale senza trovarlo, Dio provvederà in un altro
modo.
Aggiungiamo che la confessione frequente, quand’anche
non dovesse sfociare in direzione spirituale, è
comunque una fonte di purificazione del cuore, da non
trascurare e una luce per comprendere quello che avviene
nella nostra anima.
38
III. Come capire
L’ISPIRAZIONE DI DIO
Arriviamo ora alla questione più delicata. In questa
moltitudine confusa di pensieri, emozioni, sensazioni
che ci abitano interiormente, come potremo
riconoscere le ispirazioni che hanno origine in Dio?
Come individuare quello che viene dallo Spirito Santo
e non confonderlo con quello che forse può essere
il frutto della nostra immaginazione, autosuggestione,
tentazione del demonio ecc.?
E evidente che non c’è una risposta automatica. Il
nostro «io» e le diverse influenze che esso subisce, di
ordine psicologico o spirituale, è un universo infinitamente
complesso; non possiamo ridurre il discernimento
delle mozioni dello Spirito Santo ad alcune regole che
basterebbe applicare meccanicamente.
Si possono tuttavia fare delle osservazioni e formulare
dei criteri che ci permettano di orientarci. Questi
criteri non ci permettono comunque di arrivare a un’infallibilità
che non esiste in questo ambito, ma sono tuttavia
sufficienti per andare avanti (anche se, qualche
volta, un po’ a tastoni) e per rendere possibile una collaborazione
sempre più stretta della nostra libertà con
la grazia divina.
39
1. Acq u is iz io n e graduale d e l sen so spirituale
Prima di passare in rassegna i criteri che permettono
di discernere le mozioni dello Spirito, vorremmo fare
un’osservazione importante. Quello che ci farà riconoscere
facilmente e prontamente le mozioni divine per
rispondervi, è lo sviluppo in noi di una specie di senso
spirituale, inesistente o molto approssimativo all’inizio
della nostra vita, ma che si può affinare con l’esperienza
soprattutto camminando risolutamente e fedelmente
al seguito del Signore1.
Questo udito spirituale è la capacità di riconoscere,
tra le molteplici e discordanti voci che sentiamo dentro
di noi, la voce unica e riconoscibile di Gesù. Questo senso
è come una connaturalità amorosa che ci fa distinguere
la voce dello Sposo sempre più facilmente, nel concerto
di tutti i suoni che, si presentano al nostro orecchio.
Lo Spirito parla a ognuno con un tono di voce, un
timbro che gli è proprio. Una dolcezza e forza, una purezza
e chiarezza particolari che, quando ci siamo abituati
a sentirla, sappiamo riconoscerla quasi a colpo
sicuro. Il demonio, ovviamente, scìmmia di Dio, talvolta
potrà imitare la voce dello Sposo. Ma se siamo abituati
a quest’ultima, grazie a una familiarità amorosa e a
una ricerca costante e pura della volontà divina, distingueremo
facilmente la sua voce che, in un certo senso
ci suonerà stonata e che, dunque, non è la voce di Gesù.
1 Lo sviluppo di questo senso spirituale è pertinente alla teologia
dei doni dello Spirito Santo, così come san Tommaso e molti altri
Phanno sviluppata, ognuno secondo la propria concezione. Qui
però non vogliamo parlare dettagliatamente dei doni dello Spirito.
Vedere comunque il testo di san Francesco di Sales, a pp. 67-73.
40
Gesù, nel Vangelo di Giovanni, promette che questo
senso spirituale ci verrà donato progressivamente
dallo Spirito. Parlando di sé come buon pastore, dice:
Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un
estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da
lui, perché non conoscono la voce degli estranei (10, 4-5).
2. C r i t e r i p e r s t a b i l i r e c h e u n ’i s p i r a z io n e
v i e n e d a D io
Per crescere progressivamente, questo senso spirituale
si deve basare su dei criteri di discernimento. Vedremo
i più importanti.
— Criterio esterno: Dio non si contraddice. Vi è un
certo numero di criteri che potremmo definire esterni,
ai quali le ispirazioni devono corrispondere, se provengono
da Dio; quésti criteri ci permettono di eliminare
alcune pseudo-ispirazioni che non vengono da Dio. Essi
derivano semplicemente dalla coerenza di Dio: lo Spirito
Santo non può chiederci qualcosa che sia contrario
alla sua volontà, cosi come viene espressa nei modi
più consueti: la parola di Dio, l’insegnamento della Chiesa,
le esigenze della nostra vocazione.
— Coerenza con la Sacra Scrittura e con Vinsegnamento
della Chiesa. Un’ispirazione divina non può sollecitarci
a fare qualcosa che è in palese contraddizione con
ciò che insegna e chiede la Parola di Dio. E non una
Parola di Dio che ognuno interpreta a modo suo, ma
la Sacra Scrittura così come viene trasmessa e spiegata
dal magistero della Chiesa. Per esempio, un’ispirazione
41
non può chiedermi di compiere degli atti che la Chiesa
considera immorali.
Allo stesso modo, le ispirazioni autentiche saranno
sempre in sintonia con lo spirito d’obbedienza alla Chiesa.
Se un religioso disubbidisce ai suoi superiori o un
vescovo al Santo Padre, anche se per uno scopo lodevole,
sicuramente non sarebbe per un’ispirazione divina.
«Quando Dio infonde qualche ispirazione nel cuore
umano, la prima che vi manda è questa appunto dell’obbedire
»2, dice san Francesco di Sales.
— Coerenza con le esigenze della nostra vocazione.
Dalla mia vocazione particolare (come persona sposata,
genitore, sacerdote, consacrato ecc.) e dalla mia situazione
di vita (i miei doveri professionali ecc.)
derivano tutto un insieme di esigenze che rappresentano
la volontà di Dio per me. Un’ispirazione non può
chiedermi qualcosa che sarebbe in palese contraddizione
con il compimento di quello che un tempo veniva chiamato
dovere di stato. Lo Spirito Santo può spingere una
madre di famiglia a preoccuparsi un po’ meno delle faccende
per dedicare più tempo alla preghiera. Ma se passasse
così tanto tempo in contemplazione che i suoi
bambini e suo marito ne risentissero, dovremmo dubitare
seriamente. Le ispirazioni vanno nella stessa direzione
del dovere di stato, non se ne allontanano, anzi
ne facilitano il compimento.
Questo criterio talvolta può avere dei campi d’applicazione
un po’ delicati; il limite tracciato dai nostri
doveri di stato ha un margine poco definito. La con2
Trattato dell'amor di Dio, libro Vili, cap. 10.
42
traddizione tra il dovere di stato e alcune ispirazioni,
può, a volte, essere più apparente che reale. La storia
della Chiesa presenta dei casi limite in questo campo:
san Nicola di Fliie che lascia la sua famiglia o santa Giovanna
di Chantal che scavalca uno dei suoi figli, disteso
sull’uscio della porta di casa, per impedirle di seguire
la chiamata a fondare la Visitazione. Ad ogni modo non
si trattava di colpi di testa, ma di decisioni maturate
a lungo nella preghiera e sottomesse al discernimento
di un padre spirituale.
Delle volte succede che i nostri doveri familiari o
professionali siano un pretesto comodo per non rispondere
a ciò che lo Spirito Santo ci chiede. Comunque
questo criterio di coerenza tra le ispirazioni e le esigenze
proprie alla nostra condizione è importante e prenderlo
in considerazione può evitare molte illusioni spirituali.
— Criterio interno: dal frutto si conosce Valbero. Il
criterio di discernimento più importante è quello che
viene dato da Gesù stesso nel Vangelo: Dal frutto si conosce
V albero (Mt 12,33). Se un’ispirazione di Dio viene
seguita, sarà feconda e porterà dei frutti buoni: frutti
di pace, di gioia, di carità, di comunione, di umiltà.
Un’ispirazione che viene dalla nostra carne o dal demonio
sarà sterile o porterà frutti negativi: tristezza,
amarezza, orgoglio ecc.
Questo criterio è molto importante ma presenta un
inconveniente enorme: può essere applicato solo dopo!
Una volta presa la decisione se ne misurano le conseguenze.
E però evidente che preferiremmo avere dei
criteri che ci permettono di prevenire gli errori; vorremmo
sapere se un’ispirazione viene da Dio o no prima
di metterla in pratica!
43
Malgrado Pinconveniente citato, questo criterio non
è inutile. Innanzitutto ci permette di fare esperienza;
inoltre, anche prima di prendere una decisione, possiamo
già vederne i frutti (di pace interiore, gioia ecc.).
— Formazione dell1 esperienza. Abbiamo detto che
la nostra capacità concreta di riconoscere le mozioni dello
Spirito proviene dall’acquisizione di una specie di
senso spirituale. Quest’ultimo è un dono di Dio, ma si
sviluppa e si consolida anche grazie all’esperienza.
Constatando il risultato prodotto da alcune decisioni,
prese dopo avere seguito delle ispirazioni che pensavamo
venissero dallo Spirito, saremo sempre più in
grado di renderci conto se la nostra idea veniva realmente
da Dio o se era solo frutto della nostra psiche.
Questo non sempre sarà piacevole per il nostro orgoglio;
non ci piace riconoscere che ci siamo sbagliati. Ma
bisogna sperimentarlo!
E necessario sapere che nella vita spirituale, anche
se siamo pieni di buona volontà e possiamo essere sicuri
che Dio ci assista con grande fedeltà, non siamo
comunque dispensati dall’esperienza di un certo tirocinio
che comporta dei tentativi, con successi o errori.
Dio ha voluto che le cose andassero così, è una legge
umana da cui nessuno è esente, neanche la persona più
spirituale. Se accoglieremo con umiltà la lezione dell’esperienza
e andremo avanti senza scoraggiarci mai,
nella fiducia che tutto è grazia, avremo allora una maggiore
sicurezza di giudizio che comunque non sarà mai
infallibilità poiché questa non esiste sulla terra3.
3 Salvo, ovviamente, il carisma riconosciuto al Concilio ecumenico
e al Santo Padre, quando definiscono ex cathedra la fede
della Chiesa.
44
r
L’esperienza dei risultati obiettivi, delle conferme
o delle smentite date dai fatti, e lo stato interiore nel
quale ci lasciano alcune nostre decisioni (che si tratti
di pace, umiltà e gioia, oppure tristezza, turbamento,
tensione), ci permetterà di riconoscere quello che viene
da Dio, quello che viene dal demonio o dai noi stessi,
dai nostri tratti caratteriali, dalle nostre tendenze ecc.
— Discernimento degli spiriti. Dall’esperienza della
Chiesa e dei santi4 possiamo trarre una legge generale:
quel che viene dallo Spirito di Dio porta con sé gioia,
pace, tranquillità di spirito, dolcezza, semplicità, luce.
Quello che proviene dallo Spirito del male invece porta
con sé tristezza, turbamento, agitazione, inquietudine,
confusione, tenebre. Questi segni del buono e del
cattivo spirito sono certi. La pace, la gioia ecc. sono
sicuramente frutti dello Spirito Santo; il demonio è incapace
di riprodurli in modo duraturo; d’altra parte il
turbamento e la tristezza sono certamente dei segni dello
spirito cattivo, quindi lo Spirito Santo non può esserne
l’origine5.
Tra tutti questi segni del buono e del cattivo spirito,
il più caratteristico è la pace. Lo Spirito di Dio procura
immancabilmente pace all’anima, mentre il demonio
procura solo agitazione. Tuttavia, in pratica, le cose sono
4 Vedere, per esempio, il capitolo sul discernimento degli spiriti
negli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola.
5 Esiste certamente una tristezza che conduce al pentimento e
che proviene dallo Spirito Santo. Ma si trasforma presto in gioia.
Questa tristezza, di fatto, non viene dallo Spirito Santo, ma da quello
che in noi è cattivo e ha bisogno di essere convertito; tutto ciò viene
messo in luce dallo Spirito.
45
molto più complesse. Un’ispirazione può venire da Dio
e nonostante ciò può causare in noi grande turbamento.
Ma questo turbamento non è causato dall’ispirazione,
la quale, in sé, è dolce e pacifica come tutto quello
che proviene da Dio: esso nasce dalla nostra resistenza
all’ispirazione. Invece quando la accogliamo, smettendo
di opporgli resistenza, il nostro cuore si trova in una
pace profonda.
Questa situazione è molto frequente: quando le ispirazioni
della grazia sopraggiungono nel nostro cuore,
si scontrano con le nostre resistenze più o meno profonde,
risvegliano paure umane, incontrano attaccamenti,
abitudini ecc. La prospettiva di mettere in pratica
quel che è suggerito dallo Spirito Santo ci preoccupa:
come reagirò? Cosa penseranno gli altri di me? Ne avrò
la forza? ecc.
Per descrivere meglio tutto questo, possiamo immaginare
un grande fiume tranquillo nel quale però,
quando ci sono degli ostacoli, si formano risucchi e
vortici.
Se un’ispirazione viene veramente da Dio e se noi,
facendo tacere le nostre paure, vi acconsentiamo con
tutto il cuore, saremo immancabilmente inondati dalla
pace. Lo Spirito Santo, infatti, non può non procurare
questa pace a chi si lascia guidare da lui. Alle volte questa
pace può risiedere solo nella punta più fine dell1 anima
e anche quando sul piano umano e psicologico
sussistono delle domande e delle inquietudini, essa è
lì ed è riconoscibile.
Se invece un’ispirazione viene dal demonio o da ciò
che di cattivo vi è in noi (le nostre ambizioni, il nostro
egoismo, il nostro bisogno esagerato di essere riconosciuti
ecc.) e se noi vi acconsentiamo, il nostro cuore
46
non si troverà mai in una pace totale e profonda. Questa
pace sarà solo apparente e basterà poco perché scompaia
lasciando posto al turbamento. Possiamo nègare
questo turbamento a noi stessi e reprimerlo nel profondo
della nostra coscienza, ma esso è sempre II, pronto a
riemergere 'quando sopraggiunge Torà della verità.
Possiamo dunque trarre un’importante conclusione:
un'ispirazione divina può in un primo momento turbarci,
ma se non la rifiutiamo e ci apriamo ad essa accettandola,
a poco a poco ci colmerà di pace.
E una legge di base che vale nelle situazioni normali
della vita spirituale per coloro i quali sono sinceramente
disposti a fare la volontà di Dio in tutto. La vita
spirituale e l’interazione tra la parte spirituale e quella
psicologica, sono delle realtà complesse; a volte possono
dunque esserci dei momenti di prova, che rendono
difficile l’applicazione pratica di questo criterio. Esso
resta comunque fondamentale e lo ritroviamo in tutta
la tradizione della Chiesa.
— Segni complementari: costanza e umiltà. Una delle
caratteristiche dello Spirito di Dio è la costanza. Quello
che invece proviene dalla nostra carne o dallo spirito
cattivo è instabile e mutevole. Non vi è nulla di più
incostante dei nostri umori o delle nostre invidie, lo
sappiamo. Il demonio agisce allo stesso modo: ci spin^
ge in una direzione, poi nell’altra, ci mette in testa di
lasciare un progetto per intraprenderne un altro cosicché,
alla fine, non concludiamo niente.
Una delle strategie che più usa per impedirci di concludere
un progetto buono, è quella di abbagliarci mostrandocene
un altro che sembra migliore per farci così
deviare dal primo. Le ispirazioni divine sono invece
47
stabili e costanti. Ecco perché, in generale, è bene non
seguire troppo velocemente un’ispirazione (soprattutto
per le cose importanti), per accertarci che non svanisca
completamente nello spazio di poco tempo: questo
significherebbe infatti che non viene da Dio.
Un’altra caratteristica dello Spirito di Dio è che
egli imprime nell’anima una profonda umiltà. Ci spinge
a operare il bene in modo tale che siamo felici di
farlo, ma senza presunzione, né vanagloria, né autosoddisfazione.
Percepiamo con evidenza che il bene
che compiamo non viene da noi ma da Dio.
Quando siamo mossi dallo Spirito Santo,, possiamo
comunque avere dei piccoli pensieri di vanagloria (perché
siamo umani...), che sopraggiungono facendoci vivere
un po’ da parassiti e dai quali dobbiamo però
difenderci; ad ogni modo ci rendiamo chiaramente conto
che siamo debolissimi e che tutto il bene che possiamo
operare procede da Dio e che noi non dobbiamo gloriarci
di nulla. Non dimentichiamo, inoltre, che uno dei
test più sicuri dell’umiltà è lo spirito d’obbedienza.
Concludendo, possiamo dire che le ispirazioni divine
si riconoscono dalle seguenti caratteristiche: ci colmano
di pace, non sono mutevoli e imprimono in noi
sentimenti d’umiltà.
Faremo adesso delle osservazioni complementari su
come discernere la volontà di Dio.
— La volontà di Dio è sempre la cosa che ci costa
di più? La volontà di Dio e, durlque, le ispirazioni della
sua grazia, spesso vanno in senso contrario rispetto
alle nostre tendenze immediate, quando queste sono desideri
di conforto egoistico, di facilità, di pigrizia ecc.
48
San Giovanni della Croce ci dice in un suo celebre
brano:
«L ’anima deve essere propensa: non al più facile,
ma al più difficile; non al più saporito ma al più insipido
»6.
Non ha torto ad affermarlo nel contesto in cui parla.
Ma non bisogna dare a tali massime un’interpretazione
errata e considerare legge sistematica, nel discernimento
della volontà divina, il principio secondo il quale
Dio ci chiederà sempre la cosa più difficile. Questo
ci farebbe cadere in un volontarismo ascetico esagerato
che non avrebbe niente a che vedere con la libertà
dello Spirito Santo. Si può anche aggiungere che questa
idea che Dio chieda sempre e costantemente le cose
che ci costano di più, è tipicamente il genere di
pensiero che il demonio insinua in noi per scoraggiarci
e allontanarci da Dio.
Dio è un Padre, esigente certo perché ci ama e ci
invita a donargli tutto, ma non è un carnefice. Molto
spesso ci lascia liberi. Quando esige qualcosa da noi è
per farci crescere nell’amore. Si può soffrire per amore,
ma si può anche gioire e riposare per amore... E una
trappola della nostra immaginazione o del demonio immaginare
la vita guidata da Dio come qualcosa di soffocante,
in completa e permanente contraddizione con
tutte le nostre aspirazioni, anche con le più legittime.
Dio non vuole complicarci la vita; invece vuole semplificarcela.
La docilità ci libera e dilata il nostro cuo6
Salita del Monte Carmelo, libro I, cap. 13.
49
re. È per questo che Gesù, il quale ci invita a rinunciare
a noi stessi per prendere la nostra croce e seguirlo,
ci dice anche: II mio giogo è dolce e il mio carico leggero
(Mt 11, 30). Anche se a volte fare la volontà di Dio
ci costa, soprattutto all’inizio, compierla con amore, finisce
con il riempirci di gioia e si può affermare che
è un vero piacere compiere il bene che Dio ci ispira.
Più camminiamo nella docilità allo Spirito, meno
la nostra adesione alla volontà divina è dolorosa e forzata,
più diventa libera e spontanea. Dirigimi sul sentiero
dei tuoi comandamenti, perché in esso è la mia gioia,
dice il Salmo (119,35).
La vita è fatta di prove, questo è sicuro, ma se siamo
costantemente tristi e infelici seguendo una via, dobbiamo
seriamente chiederci se siamo sulla buona strada
o no, o se forse non ci stiamo imponendo dei fardelli
che Dio non ci chiede. Immaginare, come fanno alcuni
scrupolosi o falsi asceti, che quello che Dio ci chiede
in ogni circostanza sia necessariamente la cosa più difficile,
può falsare il nostro giudizio e il demonio può
servirsene per ingannarci: è bene esserne consapevoli.
Vorrei raccontare un piccolo aneddoto... Di tanto
in tanto mi succede che, quando vado a coricarmi la
sera, dopo una giornata molto faticosa, contento di trovare
finalmente il mio bel letto che mi aspetta, percepisco
una piccola sensazione interiore che mi dice: «Non
passeresti un momento dalla cappella per tenermi compagnia?
». Dopo qualche istante di turbamento e di resistenza
del tipo: «Gesù, adesso esageri, sono stanco
e se non faccio le mie belle ore di sonno, domani sarò
di cattivo umore!», finisco con l’acconsentire e il trascorrere
qualche momento da Gesù. Dopo di che vado
a dormire in pace, tutto contento e l’indomani mi sve50
glio non più stanco del solito. Grazie Signore, era la
tua volontà, i frutti ci sono.
Ma a volte mi accade il contrario. Ho un grosso problema
che mi preoccupa e mi dico: questa sera vado
a pregare un’ora in cappella, perché questa cosa si risolva.
Dirigendomi verso la cappella, una vocina nel profondo
del cuore mi dice: «Sai, mi faresti più piacere
andandoti a coricare subito, dandomi fiducia: mi occupo
io del tuo problema». E ricordandomi della mia
condizione beata di servo inutile, vado a coricarmi in
pace, abbandonando ogni cosa nelle mani del Signore.
Tutto questo per dire che la volontà di Dio è là dove
c’è il massimo dell’amore, ma non necessariamente il
massimo della sofferenza... Vi è più amore nel riposarsi
con fiducia che nel darsi pena per inquietudine!
— Le diverse linee di condotta da seguire secondo l’importanza
delle ispirazioni. Per sapere come comportarci
nei confronti di quelle che si suppone siano delle ispirazioni
divine, bisogna anche tener conto di un aspetto
che non abbiamo ancora trattato: l’oggetto di queste
ispirazioni e la loro importanza. Il Signore può ispirarmi
di distribuire tutti i miei beni ai poveri e di partire
per il deserto, imitando sant’Antonio il Grande, o può
anche ispirarmi di fare delle piccole cose come nell’esempio
che abbiamo narrato sopra.
Certo, lo abbiamo già detto, è molto importante che
ci sforziamo di non trascurare nessuna ispirazione. Qualcosa
che ci sembra insignificante può avere una portata
maggiore di quella che noi immaginiamo. Mi ricordo
che un giorno, predicando un ritiro, ho lottato molto
prima di ubbidire a una mozione che mi spingeva a invitare
i partecipanti, durante il rosario, a venerare una
51
croce che era stata deposta e adornata con fiori dai bambini
(mi dicevo: «Si impiegherà troppo tempo, non è
il momento ecc.»). Durante questa venerazione, una persona,
che aveva gravi problemi alla colonna vertebrale,
fu guarita.
Inoltre, lo abbiamo già detto, un’obbedienza a Dio,
anche se piccolissima, alle volte, può farci realizzare un
progresso spirituale molto più grande di quello raggiunto
con anni di sforzi programmati. La fedeltà alle piccole
grazie attira le grandi.
Questo vuol dire dunque, che ci dobbiamo comportare
in modo diverso secondo l’importanza delle ispirazioni.
Come dice san Francesco di Sales7, le monetine
non si contano allo stesso modo dei lingotti d’oro. Mentre
questi ultimi devono essere pesati con precisione, per
le prime non sarebbe saggio impiegare troppo tempo o
precauzioni sproporzionate per valutarle. r
Possiamo notare, in breve, che per alcune mozioni
dello Spirito non è necessario, in un certo senso, un attento
esame: spesso si tratta di un movimento interiore
che ci facilita il compimento di qualcosa che dovremmo
comunque fare. Nutro rancore verso qualcuno e mi sento
spinto a perdonarlo; ecco che arriva l’ora della messa e
sarei tentato di fare un lavoro urgente, cosa che mi farebbe
arrivare in ritardo, sento allora una mozione che
mi spinge a lasciare tutto in sospeso per andare in chiesa.
Bisogna solo seguire questo movimento perché è evidente
che è buono...
Come il demonio ci tenta, allo stesso modo lo Spirito
Santo ci sollecita e ci stimola interiormente nel senso
7 Vedere il testo nell’appendice 2, pp. 67-73.
52
contrario, ci risveglia interiormente per facilitare il compimento
di ciò che Dio desidera da noi. Indubbiamente
lo farebbe ancora di più se fossimo più attenti e più
obbedienti alle sue mozioni. Ascoltiamo san Francesco
di' Sales:
«Senza l’ispirazione le anime nostre vivacchiano
pigre, socchiuse, inutili; ma al sopravvenir dei raggi
divini dell’ispirazione, avvertiamo una luce mista a vivificante
calore, che ci rischiara l’intelletto, ridesta la
volontà, dandole forza di appetire e compiere il bene
attinente all’eterna salvezza»8.
Abbiamo già dato qualche esempio a questo proposito.
Il Signore mi spinge a fare un atto di carità, un
servizio, un momento di preghiera, un piccolo sacrificio,
un gesto d’umiltà ecc. In questi casi bisogna valutare
le cose rapidamente. Se ci sembra ragionevole,
compatibile con i nostri obblighi, se ci sembra di riconoscere
la voce di Gesù (basandoci sulla pedagogia divina
che già abbiamo sperimentato nella nostra vita)
e se, infine, acconsentendovi, ci sentiamo sempre più
nella pace, allora non ci rimane che metterla in pratica.
Se ci siamo sbagliati e dopo ci rendiamo conto che
si era trattato di un movimento di vanagloria, di presunzione
o di una nostra idea, non sarà una cosa catastrofica,
servirà alla nostra educazione spirituale e il
buon Dio non ce l’avrà con noi per questo.
Se invece siamo sollecitati a compiere delle azioni
molto più importanti: una scelta vocazionale, un cambio
di orientamento nella nostra vita, scelte che posso8
Trattato dall amore di Dio, libro Vili, cap. 10.
53
no avere delle ripercussioni gravi sugli altri o che ci potrebbero
indurre a fare delle cose che sono molto diverse
dall’abituale regola di vita della nostra vocazione,
allora è indispensabile non decidere nulla se non prima
abbiamo sottomesso questa ispirazione a un padre spirituale
o a un superiore.
Questa obbedienza piace a Dio anche se alle volte
può apparentemente ritardare il compimento delle cose
che lui stesso ci chiede. Dio preferisce questa prudenza
e sottomissione alla fretta.
Senza questa obbedienza, invece, molto probabilmente
saremmo subito preda del demonio, il quale, vedendo
la nostra prontezza nel seguire delle ispirazioni
senza sottometterle a qualcuno quando è necessario, ci
ingannerà facilmente e ci indurrà, poco a poco, a prendere
iniziative che non hanno niente a che vedere con
la volontà di Dio.
In caso di dubbio sulla linea di condotta da seguire,
è comunque sempre meglio aprirci a una o a più persone
di fiducia e a conformarci al loro parere (se non
abbiamo una buona ragione per fare diversamente),
piuttosto che moltiplicare riflessioni e valutazioni personali
che rischiano di farci girare a vuoto e di aumentare
la nostra confusione.
— E quando non siamo fedeli alla grazia? Abbiamo
insistito sull’importanza di non trascurare nessuna delle
ispirazioni divine. Questo potrebbe indurci ad assumere
un atteggiamento di paura, paura specialmente che la
nostra fedeltà nèlP accogliere queste ispirazioni possa
avere delle conseguenze irrimediabili nella nostra vita
con il Signore.
La nostra insistenza vuole sensibilizzarci sull’impor54
tanza che questo mezzo ha per poter collaborare con
Popera di Dio in noi e per porvi più attenzione, ma non
ha lo scopo di suscitare una paura che ci inquieti e ci
scoraggi. Dobbiamo fare di tutto per evitare l’infedeltà,
ma allo stesso tempo credere che, quando questa ci
sorprende, non accade nulla di irrimediabile.
Il Signore è sempre pronto a rialzarci quando cadiamo
e trova sempre il mezzo di trasformare le nostre
cadute in benefici, se dopo ci rivolgiamo a lui con cuore
umile e fiducioso.
Ogni qualvolta ci rendiamo conto di avere, per superficialità,
per mancanza d’attenzione o per vigliaccheria,
soffocato o trascurato qualche ispirazione, non
ci scoraggiamo per questo. Chiediamo sinceramente perdono
al Signore, cogliamo l’occasione per umiliarci e
riconoscere la nostra poca virtù e chiediamogli di «punirci
» concedendoci una maggiore fedeltà in modo da
poter recuperare le grazie perdute!
Per Dio niente è impossibile... Se lo speriamo con
la fiducia audace dei bambini, ci concederà ogni dono.
55
Conclusione
Abbiamo enumerato alcune condizioni che permettono
alle ispirazioni divine di manifestarsi e, persino,
di moltiplicarsi in modo da poter essere sempre guidati
e mossi dallo Spirito Santo. Saremmo incompleti se
ne dimenticassimo una; dire qualche parola a questo
proposito ci servirà per concludere.
Si tratta di un amore filiale perla Vergine Maria. Tra
tutte le creature, Maria è colei che più ha vissuto all’ombra
dello Spirito1.
Per tutta la sua vita Maria ha seguito perfettamente
ogni azione dello Spirito in lei, lasciandosi trascinare
verso un amore sempre più ardente ed elevato.
Leggeremo in appendice2 il bel testo di san Francesco
di Sales, che ci aiuta a comprendere quanto l’amore
cresca incessantemente in Maria, perché lo Spirito
Santo non incontra in lei alcuna resistenza.
Maria è nostra madre nell’ordine della grazia. In
quanto tale, ci comunica la pienezza di grazia che le
appartiene. Tra i doni che Maria concede a coloro i quali
si riconoscono suoi figli e la accolgono nella loro casa,
come il discepolo amato dal Signore,3 il più prezioso
è quello di farci prendere parte alla sua disponibilità
1 Cf. Le 1, 35: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà
la sua ombra la potenza dell1 Altissimo.
2 Vedi pp. 67-73.
3 Cf. Gv 19,27.
56
totale alla grazia, alla sua capacità di lasciare agire lo
Spirito Santo in lei senza opporre alcuna resistenza.
Maria ci comunica la sua umiltà, la sua fiducia in
Dio, la sua donazione totale alla volontà divina, il suo
silenzio, il suo ascolto interiore dello Spirito...
Questo vuol dire che uno dei mezzi più sicuri per
diventare gradatamente capaci di mettere in pratica le
indicazioni di questo piccolo libro, è quello di affidare
tutta la nostra vita spirituale alla Vergine. Maria ci insegnerà
ciò che ha così bene messo in pratica: riconoscere
con sicurezza, accogliere con piena fiducia, mettere
in pratica con fedeltà totale tutte quelle sollecitazioni
della grazia attraverso le quali Dio opererà nella nostra
vita le meraviglie dell’amore, come ha fatto in quella
della sua umile serva.
57
Preghiera
«Ti svelerò il segreto della santità e della gioia.
Se ogni giorno, per cinque minuti,
frenerai la tua fantasia,
chiuderai gli occhi alle cose sensibili,
le orecchie a tutto il brusio delle cose terrene
e sarai capace di ritirarti
nel santuario della tua anima battezzata,
tempio dello Spirito Santo,
e parlerai a questo Santo Spirito dicendogli:
Spirito Santo, anima della mia anima,
io ti adoro,
dammi la tua luce, guidami, rendimi forte,
dimmi parole di consolazione.
Dimmi tutto quello che devo fare.
Prometto di ubbidirti,
in tutto quello che mi domanderai
e di accettare quanto mi accadrà per tuo volere.
Mostrami solamente qual è la tua volontà...
...se riuscirai a fare questo,
la tua vita trascorrerà gioiosa e serena,
la consolazione abbonderà in mezzo alle tribolazioni,
poiché ti sarà data la grazia
proporzionata alle prove e la forza per sopportarle;
così sarai guidato sino alle porte del paradiso,
ricco di meriti.
La docilità allo Spirito Santo
è il segreto della santità».
Card. Mercier
58
Appendice 1
T est i di Louis Lallemant
(1587-1635)
Padre Lallemant è una delle grandi figure della Compagnia
di Gesù, della Francia del XVII secolo. Ebbe l’incarico
di seguire coloro che si trovavano al terzo anno
(ultimo anno di formazione dei Gesuiti); alcuni suoi allievi
furono santi come Isacco Jogues e Giovanni di Brebeuf,
martiri in Canada. Egli poneva al centro della sua
dottrina spirituale la docilità allo Spirito Santo, accompagnata
dalla purificazione del cuore o la pratica del distacco,
che permette questa docilità. Qui di seguito
riportiamo alcuni appunti tratti dalle sue conferenze1.
2. Natura della docilità allo Spirito Santo
Quando un’anima si è abbandonata alla guida dello
Spirito Santo, viene da lui governata ed elevata gradatamente.
Dapprima non arriva a comprendere dove
tende; poi, a poco a poco, la luce interiore la illumina
e le rende manifesto il proprio agire e il governo di Dio
nelle proprie azioni, così che non le resta altro da fare
1 Louis L allemant, Dottrina spirituale, Edizioni Ancora.
59
che lasciar libero corso in sé e per mezzo proprio all’azione
e al beneplacito del Signore; e così essa progredisce
meravigliosamente.
Abbiamo un esempio della condotta che segue lo
Spirito Santo in quella che fu tenuta dal Signore di fronte
agli Israeliti, quando, usciti dall’Egitto, compirono
il loro viaggio attraverso il deserto per raggiungere la
terra promessa. Perché avessero una guida, concesse loro
di giorno una colonna di nube. Il popolo s’era messo
alla sequela di questa colonna (cfr. Es 13, 18-22), fermandosi
al fermarsi di essa; non la precedeva mai, ma
soltanto le teneva dietro, senza mai allontanarsene. Ecco
come dobbiamo comportarci di fronte allo Spirito Santo.
2. Mezzi per conseguire questa docilità
I principali mezzi per lasciarsi docilmente guidare
dallo Spirito Santo sono i seguenti:
1) Obbedire con fedeltà ai voleri del Signore, che
già ci sono noti; ve ne sono poi parecchi che non conosciamo,
perché siamo immersi in una grande ignoranza;
ma Dio ci chiederà conto soltanto delle cognizioni
che ci avrà comunicato. Facciamone un buon uso, anche
per meritarcene altre. Compiamo quei disegni che
già conosciamo; penserà poi lui a manifestarci gli altri.
2) Rinnovare spesso il buon proposito di seguire in
tutto la volontà di Dio, consolidandoci in questa decisione
quanto più è possibile.
3) Domandare continuamente luce e forza allo Spirito
Santo per compiere i voleri divini; legarci e aderire
a lui, come san Paolo che diceva ai presbiteri di Efeso:
60
r
Ecco che io, legato dallo Spirito, tWo ¿z Gerusalemme.
Implorare la luce dello Spirito Santo da Dio, protestandogli
sinceramente di non aver altro desiderio che di
compiere la sua volontà, quando dobbiamo sottostare
a un cambiamento negli uffici di maggior importanza.
Se dopo queste suppliche il Signore non ci concederà
nuova luce, continueremo a compiere ciò che già prima
avevamo P abitudine di fare e ciò che ci apparirà
più opportuno al momento...
4) Controllare con esattezza i diversi moti dell’anima
nostra. Con questa diligenza arriveremo gradatamente
a conoscere ciò che proviene da Dio e ciò che
non proviene da lui. In un’anima sottomessa alla grazia,
ciò che viene da Dio, porta pace e tranquillità; ciò
che viene dal demonio, violenza, ansietà, turbamento.
3. Risposta alle obiezioni contro questo insegnamento
(...) La seconda obiezione è che sembra che questa
guida interiore dello Spirito distrugga l’obbedienza dovuta
ai superiori. A questa difficoltà si può rispondere:
1) Come l’ispirazione interna della grazia non distrugge
la fede quando ci vengono proposti gli articoli
da credere, ma anzi inclina con dolce influsso la nostra
mente alla fede, così anche il lasciarsi guidare dai doni
dello Spirito Santo, ben lungi dal distogliere dall’obbedienza,
ne aiuta e facilita la pratica.
2) Tutta questa direzione interna, come anche le
rivelazioni che ci vengono dall’alto, devono essere sem61
pre interpretate alla luce della tacita condizione che l’obbedienza
non imponga altro.
(...) La terza obiezione è che questa guida interna
dello Spirito Santo sembra rendere inutile consultare
altri e prendere delle deliberazioni. Perché infatti domandare
il parere degli uomini, quando ci dirige lo Spirito
Santo? Si può rispondere che lo Spirito Santo stesso
ci porta a consultare le persone assennate e a seguire
il parere degli altri. E stato lui che ha mandato Paolo
da Anania, affinché da questi venisse a conoscere ciò
che doveva fare.
(...) La quarta obiezione è mossa da alcuni che si
lamentano di non essere favoriti da questa direzione
dello Spirito Santo e di non poter arrivare a conoscerla.
A costoro si può rispondere:
1) Quelle illuminazioni e ispirazioni dello Spirito
Santo, che sono necessarie per fare il bene ed evitare
il male, non mancano mai, specialmente quando si è
in grazia di Dio.
2) Vivendo dediti alle cose esteriori, come essi fanno,
e non rientrando mai in se stessi, non applicandosi
ai propri esami di coscienza che molto superficialmente,
non curandosi che delle esteriorità e dei soli difetti
che appaiono agli occhi del mondo, senza ricercarne le
radici nascoste, le passioni, le abitudini dominanti; senza
neppure esaminare lo stato, la disposizione e i movimenti
del cuore, non possono meravigliarsi di non conoscere
la direzione dello Spirito Santo, che è una grazia
interiore. Come potrebbero pretendere di conoscerla,
mentre non conoscono neppure i peccati interni, che
62
sono atti loro propri, compiuti con libertà? Essi invece
arriveranno certamente a conoscerla, se avranno le seguenti
indispensabili disposizioni:
a) Devono essere fedeli a seguire le ispirazioni che
saranno loro concesse e che andranno sempre più crescendo.
b) Diano un taglio netto ai peccati e alle imperfezioni
che, come altrettante nubi, tolgono ad essi queste
ispirazioni; in tal modo guadagneranno una visione
sempre più chiara.
c) Non permettano affatto ai propri sensi di smarrirsi
o di macchiarsi al contatto di sensi già rovinati;
Dio in compenso aprirà loro i sensi interni.
d) Non escano mai, se è loro possibile, dal proprio interno
e vi ritornino quanto prima; prestino molta attenzione
a quanto vi capita; arriveranno così a discernere gli
impulsi delle diverse ispirazioni che li portano ad agire.
e) Scoprano con sincerità l’intimo del loro cuore al
superiore o al padre spirituale. Un’anima che ha questa
candida semplicità, non può mancare di certo del grande
fervore della direzione dello Spirito Santo.
4. Motivi che ci inducono a questa docilità: la perfezione
e la stessa salvezza dipendono dalla docilità alla grazia
1) I due elementi costitutivi della vita spirituale sono
la purificazione del cuore e la guida dello Spirito Santo.
Sono questi i due poli della spiritualità cristiana. E
attraverso queste due vie che si arriva alla perfezione,
in proporzione del grado di purezza acquistata e della
fedeltà con cui si è cooperato agli impulsi dello Spirito,
assecondando i suoi suggerimenti.
63
Tutta la nostra perfezione dipende da questa fedeltà;
si può affermare che il compendio di tutta la vita spirituale
sta nel discernere nell’anima nostra i criteri e gli
impulsi dello Spirito di Dio e nel fortificare la nostra
volontà nella risoluzione di esservi fedeli, servendoci
a questo scopo delle pratiche di pietà, della lettura spirituale,
dei santi sacramenti, dell’esercizio delle virtù
e delle opere buone.
2) Alcuni arrivano a molte belle pratiche e compiono
un gran numero di atti esterni di virtù. Costoro sono
assorbiti dalla pratica materiale della virtù. Ciò può
riuscire utile agli inizi della vita spirituale; ma la più sublime
perfezione sta nel seguire le attrattive interne dello
Spirito Santo e nel regolarsi sul suo impulso. E vero che
si trova minor soddisfazione sensibile in questo ultimo
modo di agire, ma c’è maggior virtù interiore.
3) Lo scopo a cui dobbiamo tendere, quando ormai
da tempo ci saremo esercitati alla purificazione del cuore,
è di essere posseduti e diretti dallo Spirito Santo, in
modo che lui solo guidi tutte le nostre potenze e tutti
i nostri sensi e regoli ogni nostro movimento interno ed
esterno; a lui solo ci affidiamo totalmente con una rinuncia
sincera a ogni nostro volere e soddisfazione. Allora
non vivremo più in noi stessi, ma in Gesù Cristo, per
mezzo di una corrispondenza fedele all’operazione del
suo divino Spirito e della perfetta sottomissione di tutte
le nostre ribellioni al potere della sua grazia...
6) Il nostro peggior male è l’opposizione ai disegni
di Dio e la resistenza che facciamo alle sue ispirazioni.
Infatti o noi non le vogliamo ascoltare; oppure, dopo
averle accolte, le respingiamo; oppure, una volta rice64
vute, le attutiamo o le contaminiamo con mille imperfezioni
di affetti banali, di compiacenza in noi stessi
e di personale soddisfazione.
Eppure il punto centrale della vita nello spirito consiste
nel disporsi alla grazia per mezzo della purificazione
del cuore, in modo tale che, di due persone che si
consacrano nello stesso tempo al servizio di Dio, delle
quali Puna si dia alle opere buone e l’altra si applichi intieramente
a purificare il proprio cuore ed a togliere tutto
ciò che si oppone in lei alla grazia, quest’ultima arriverà
alla perfezione due volte più in fretta della prima.
Di conseguenza, la nostra precipua cura dev’essere,
non tanto leggere opere spirituali, quanto piuttosto prestare
molta attenzione alle ispirazioni divine, che sono
sufficienti anche con limitate letture; ed essere fedeli a
corrispondere alle grazie che ci sono elargite.
7) Capita alle volte che, dopo aver ricevuto dal Signore
una buona ispirazione, ci troviamo subito assaliti
da ripugnanze, dubbi, perplessità, difficoltà che
nascono dal fondo della nostra natura corrotta e dalle
passioni contrarie all’ispirazione divina. Se però accogliessimo
queste ispirazioni con intera sottomissione del
cuore, questa ci riempirebbe della pace e della consolazione
che lo Spirito di Dio porta con sé e comunica alle
anime in cui non trova resistenza.
5. Eccellenza della grazia e nostra ingiusta resistenza
Dobbiamo accogliere ogni ispirazione come fosse
una parola del Signore, che procede dalla sua sapienza,
misericordia e bontà infinita e che può produrre meravigliosi
effetti, se non le opponiamo resistenza.
65
Pensiamo a ciò che può operare la parola di Dio:
essa creò il cielo e la terra, traendo le creature dal nulla
alla partecipazione dell’essere di Dio nello stato di
natura, perché non trovò resistenza nel nulla. Se non
le resistessimo, opererebbe in noi cose anche maggiori.
Ci trarrebbe dal nulla morale alla partecipazione soprannaturale
della santità di Dio nello stato di grazia
e alla partecipazione della felicità divina nello stato di
gloria. Abbiamo, forse, il coraggio di ostacolare questa
grande opera della parola del Signore, per leggerezza
e orgoglio, per un incarico che possa soddisfare la nostra
vanità, per il lieve piacere di un momento, per una
sciocchezza qualsiasi? Se così fosse, bisogna riconoscere
che la Sapienza ha ragione nel dire che il numero
dei pazzi è infinito!
2) Se noi potessimo controllare in qual modo riceviamo
le ispirazioni del Signore nella nostra anima, vedremmo
che esse rimangono, per così dire, alla
superficie, senza penetrare dentro, poiché l’opposizione
che trovano in noi impedisce ad esse di lasciarvi la
propria impronta. Ciò è dovuto al fatto che non lavoriamo
a sufficienza attorno alla nostra anima e non serviamo
il Signore con perfetta dedizione di cuore.
Allora, affinché le grazie conseguano nel cuore dei
peccatori il proprio effetto, bisogna che vi entrino con
rumore e^con violenza, poiché vi incontrano forti resistenze;
invece penetrano senza strepito nelle anime possedute
da Dio, riempiendole di quella soave pace che
è inseparabile dallo Spirito del Signore. Al contrario,
le suggestioni del demonio non hanno presa sulle anime
buone perché queste le percepiscono come principi
assoluti e opposti a quelli di Dio.
66
Appendice 2
T e s t i d i F r a n c e s c o di S a l e s 1
(1567-1622)
1. Criteri di discernimento degli spiriti
(Libro Vili, cap.12)
Uno dei segni più certi della bontà di tutte le ispirazioni
e, specialmente di quelle straordinarie, è la pace
e la tranquillità di cuore in chi le riceve; giacché lo
Spirito divino è violento, ma di una violenza dolce, soave,
pacifica. Viene come un vento impetuoso e come
un fulmine celeste, ma non atterra gli apostoli, né li
conturba; l’orrore che risentono del suo fragore è momentaneo,
e subito è seguito da una dolce sicurrezza.
Lo spirito maligno, invece, è turbolento, aspro, agitatore;
e quanti seguono le infernali sue suggestioni, pensando
che siano ispirazioni del cielo, si conoscono per
lo più da questo: che sono cioè inquieti, cocciuti, fieri,
affaccendati e agitati per falso zelo; metton sossopra ogni
cosa, tutti censurano, ogni persona criticano, tutto biasimano;
gente non regolata, non condiscendente, che
nulla sopporta, seguendo le passioni dell’amor proprio
con la scusa di zelare l’amor di Dio.
1 Questi testi sono presi da Trattato dell1 amor di Dio.
67
2. Obbedienza, ¿W/tf venta delle ispirazioni
(Libro Vili, cap.13)
NelPobbedienza ogni cosa è sicura; sospetta invece
è ogni cosa fuori di essa. Quando il Signore infonde
qualche ispirazione nel cuore umano, la prima che vi
manda è questa appunto delPobbedire... Chiunque dica
di essere ispirato e rifiuti obbedienza ai superiori per
tener dietro al proprio volere, è un impostore. I profeti
tutti ed i predicatori che furono da Dio ispirati, amaron
sempre la Chiesa, sempre aderirono alla dottrina
di lei... san Francesco, san Domenico e gli altri padri
degli ordini religiosi si dedicarono al servizio delle anime
per ispirazioni straordinarie; ma si sottomisero umilmente
e cordialmente alla sacre gerarchie della Chiesa.
Insomma i tre migliori e più certi segni della legittimità
delle ispirazioni sono: la perseveranza contro la
leggerezza e instabilità; la pace e tranquillità del cuore,
contro le inquietudini e la frettolosità; l'umile obbedienza,
contro Postinazione e la stranezza.
3. Breve metodo per conoscere la divina volontà
(Libro Vili, cap.14)
San Basilio dice che la volontà di Dio ci è attestata
dai suoi ordini e comandamenti, perciò non tocca a noi
decidere, poiché bisogna fare ciò che egli ordina; per
il resto è in nostro potere scegliere liberamente quanto
ci sembra buono, sebbene non bisogna far tutto quello
che ci soddisfa, ma solo quello che è conveniente: e infine
per bene discernere quel che conviene, bisogna
ascoltare il consiglio di un saggio padre spirituale.
68
Ma, Teotimo, ti avverto di una tentazione che spesso
turba le anime che vivamente bramano di seguire
tutto quello che è secondo il divino volere. Il maligno
infatti le fa molto spesso dubitare se sia voler di Dio
il far questa o quest’altra cosa; comé ad esempio, se Iddio
vuole che mangino in compagnia di un amico ovvero
no, che vestan di grigio o di nero, che digiunino
il venerdì o piuttosto il sabato, che si rechino in ricreazione
o che se ne astengano; in tal modo sciupano un
tempo prezioso, e mentre s’occupano e si affannano a
voler discernere il meglio, perdono l’occasione di fare
il bene che darebbe maggior gloria di Dio, che non indugiare
e perdere tempo nella scelta fra il bene e il
meglio.
Non c’è mai stata l’usanza di pesare le monete di
medio valore, ma sì soltanto di maggior costo; troppo
noiosa sarebbe questa occupazione e divorerebbe molto
tempo se si dovesse pesare il quattrinello, il centesimo,
gli spiccioli, il mezzo obolo; così non si deve
ponderare ogni specie di piccole azioni per conoscere
il differente loro valore.
Spesso anzi è una specie di superstizione il voler
fare un tale esame. In realtà: perché preoccuparsi se valga
meglio ascoltar la messa in questa che in quella chiesa,
filare o cucire, far l’elemosina a un uomo o a una donna?
Non si serve bene un padrone impiegandolo tanto
tempo a considerare quel che si deve fare, quando è
necessario eseguire i suoi comandi. Si deve misurare l’attenzione
secondo l’importanza dell’impresa; così sarebbe
assurdo decidere la gita d’una giornata impiegando tanto
tempo quanto ne metti per preparare una spedizione
di seicento od ottocento miglia.
La scelta della vocazione, il progetto di un affare
69
di grande importanza, di qualche opera di vasta mole,
cambiare residenza, la scelta delle conversazioni, o cose
altre simili meritano una seria riflessione per meglio
conformarsi alla divina volontà; ma nei piccoli atti giornalieri,
nei quali anche uno sbaglio non è grave e non
irreparabile, che bisogno c’è di fare i difficili in molte
inopportune consultazioni?
Perché dovrò darmi briga per saper se Iddio preferisce
ch’io reciti il Rosario o l’Ufficio della Madonna,
giacché non v’è fra l’una e l’altra pratica tale differenza
che meriti un’inchiesta accurata? Ch’io vada piuttosto
a visitar un ospedale o a sentire il vespro? Ch’io
vada a predica piuttosto che a visitare una chiesa indulgenziata?
Di solito, l’una o l’altra cosa non è così
chiaramente notevole per importanza che meriti soffermarsi
in una diligente scelta.
Bisogna procedere in buona fede, senza sottigliezze,
in simili circostanze e, come dice san Basilio, far
in piena libertà quello che ci pare meglio, non stancare
la mente, né perdere il tempo, correndo il rischio di
inquietarci, e di diventare in qualche modo scrupolosi
o superstiziosi.
Sempre inteso, però, che non vi sia grande sproporzione
fra opera e opera, né particolare circostanza
a favore dell’una che dell’altra.
E anche nelle cose importanti, bisogna essere molto
umili, e non credere di rintracciare il volere di Dio
a forza di investigazioni e di sottili discorsi, ma dopo
aver chiesto il lume dello Spirito Santo, aver ricercato
attentamente il suo beneplacito, preso consiglio dal nostro
direttore e, magari, di due o tre altre persone spirituali,
bisogna risolversi e decidere in nome di Dio,
e, in seguito, non mettere in dubbio la nostra scelta,
70
ma coltivarla e sostenerla devotamente, con pace e costanza.
E sebbene le difficoltà e le tentazioni e le diversità
di eventi che sopraggiungono potrebbero farci temere
di aver fatto una cattiva scelta, pure è bene non pensarci
troppo e tener fermo, e considerare invece che se
avessimo fatto altra scelta, forse avremmo trovato cento
volte peggio, né potremmo sapere se Iddio voglia esercitarci
nella consolazione o nelle tribolazioni, nella pace
o nella guerra.
Presa una volta santamente una risoluzione, non si
deve mai più porre in dubbio la santità dell’esecuzione,
poiché, salvo che per colpa nostra, essa non può venir
meno: operare diversamente è segno chiaro di un
grande amor proprio o di fanciullaggine, debolezza, stupidità
del nostro animo.
4. Lo Spirito Santo agiva senza ostacolo in Maria
(Libro VII, cap.14)
Come vediamo crescere la bell’alba del giorno, non
a più riprese e a scosse, ma come un dilatarsi continuo
e avanzare insensibilmente ma pienamente, di modo che
se ne ammira tutta la chiarezza, costantemente senza
scorgervi interruzione alcuna, o separazione o discontinuità
nel suo crescere; così l’amor divino cresceva nel
cuore verginale della nostra Regina gloriosa, ma con gradazioni
dolci, pacate, continue, senza agitazioni, né scosse,
né alcuna violenza.
Oh no, o Teotimo, non dobbiam supporre impeto
alcuno d’agitazione in quel celeste amore del materno
cuore della Vergine, giacché l’amore, di per sé è dolce,
71
grazioso, pacato, tranquillo: che se talora dà qualche
assalto, se dà qualche scossa all’animo, ciò accade perché
trova qualche resistenza; ma quando i varchi dell’anima
gli sono aperti senza opposizioni, né contrasto,
progredisce pacifico con una impareggiabile soavità. Così
pertanto l’amore sacro irrompeva nel cuor verginale
della santa Madre, senza sforzo, né ìmpeto violento,
poiché non incontrava resistenza, né impaccio.
Infatti, come vediamo i grossi fiumi ribollire fortemente
e sobbalzare fragorosi fra i dirupi, nei quali le
rocce formano banchi e scogli che si oppongono e impediscono
lo scolo delle acque, mentre al contrario,
quando arrivano in pianura, scorrono e ondeggiano tranquilli
senza sforzi; così il divin amore, se trova nelle
anime umane molti impedimenti e resistenze come in
effetto ve ne sono in tutte, va combattendo le inclinazioni
malvagie, battendo i cuori, spingendo la volontà
con svariate agitazioni e molti sforzi per farsi strada
e sormontare gli ostacoli.
Ma nella Vergine santa ogni cosa favoriva e secondava
il corso del celeste amore, i progressi e gli aumenti
di esso erano incomparabilmente maggiori che in ogni
altra creatura umana; progresso però solamente dolce,
pacato e tranquillo...
5. I sette doni dello Spirito Santo
(Libro XI, cap.15)
Lo Spirito Santo che abita in noi, volendo rendere
l’anima nostra morbida, maneggevole, obbediente ai
suoi movimenti divini e alle celesti sue aspirazioni, che
sono le leggi dell’amor suo, nella cui osservanza consiste
la soprannaturale felicità di questa presente vita,
ci dà sette proprietà o perfezioni, che nella Sacra Scrittura
e nelle opere dei teologi son chiamati i doni dello
Spirito Santo.
E questi non solo sono inseparabili dalla carità, ma
in realtà, sono le principali virtù, qualità, proprietà della
carità.
1) La sapienza non è effettivamente altro che l’amore
che assapora, gusta ed esperimenta quanto dolce
e soave è il Signore.
2) intelletto non è che l’amore attento a considerare
e penetrare profondamente la bellezza delle verità
della fede; per conoscervi Iddio in sé, e quindi scendendo,
considerarlo nelle creature.
3) La scienza, per contro, non è che lo stesso amore
che ci fa attenti a conoscere noi medesimi e le creature,
per farci assurgere a una più perfetta conoscenza
del servizio di cui a Dio siamo^ debitori.
4) Il consiglio è ancora l’amore, in quanto ci fa accurati,
attenti e capaci a rettamente leggere i mezzi atti
a servire santamente Iddio.
5) La forza è l’amore che incoraggia e conforta il
cuore a eseguire quanto il consiglio ha determinato doversi
fare.
6) La pietà è l’amore che addolcisce le fatiche e fa
che noi, nel nostro cuore, lietamente e con filiale affetto
ci applichiamo alle opere che piacciano a Dio Nostro
Padre.
7) Il timore non è che l’amore in quanto ci fa sfuggire
ed evitare tutto quel che è sgradito alla maestà di Dio.
73
Appendice 3
Libertà e sottomissione
C’è una domanda molto seria che scaturisce da tutto
quello che abbiamo detto in questo libro: come conciliare
la libertà dell1 uomo con la sua sottomissione a Dio?
Abbiamo spesso parlato della necessità di essere docili
alla volontà divina, di lasciarci guidare dallo Spirito
Santo ecc. Si potrebbe allora obiettare che l’uomo
è solo una marionetta nelle mani di Dio. Dove stanno
la sua responsabilità e la sua libertà?
Questo timore è falso; anzi è persino la tentazione
più grave con la quale il demonio cerca di allontanare
l’uomo da Dio. Dobbiamo invece affermare con forza
che più l'uomo è sottomesso a Dio, più è libero. Si può
persino dire che il solo mezzo per l’uomo per conquistare
la sua libertà è ubbidire a Dio. Per noi è difficile
comprenderlo e, in parte rimarrà sempre un mistero,
ma cercheremo comunque di capirne il perché con una
serie di osservazioni.
1) La docilità non fa dell’uomo una marionetta. Lasciarsi
guidare dai comandamenti di Dio e dalle ispirazioni
dello Spirito non significa navigare col pilota
automatico senza far nulla: l’uomo continua a vivere
con libertà, responsabilità, spirito d’iniziativa ecc. Tuttavia
il gioco della nostra libertà non è caotico o guidato
dai nostri desideri superficiali, esso è piuttosto
74
orientato da Dio verso la direzione per noi migliore.
Diventa una cooperazione con la grazia divina, cooperazione
che non sopprime ma che anzi utilizza tutte le
nostre facoltà umane di volontà, intelligenza, ragionamento
ecc.
2) Dio è il nostro creatore; è lui che ad ogni istante
ci fa esistere come esseri liberi. E lui la fonte della nostra
libertà: più dipendiamo da lui, più questa libertà
aumenta. Dipendere da un essere umano può essere un
limite, ma dipendere da Dio non lo è, perché in lui,
che è il bene infinito, non ci sono limiti. Egli ci proibisce
uña sola cosa: fare ciò che ci impedisce di essere liberi,
di realizzarci come persone capaci di amare e di
essere amate liberamente, trovando nell’amore la felicità.
Il solo limite che ci viene imposto da Dio è la nostra
condizione di creature; saremmo infelici se nella
nostra vita facessimo una cosa diversa da quella per cui
siamo stati creati: ricevere e dare amore.
3) Che cos’è la libertà? Non è soddisfare tutti i nostri
capricci senza porvi un freno, ma è permettere che
la parte migliore, più bella e più profonda di noi, possa
emergere liberamente senza essere soffocata da cose più
superficiali: paure, attaccamenti egoistici, falsità ecc.
Se ci sottomettiamo a Dio, proprio questa sottomissione
ci libera da tutto quello che ci paralizza, per lasciar spazio
a tutto quello che di autentico c’è in noi.
Se ci sottomettiamo alla volontà di Dio, questa sicuramente
si contrapporrà ad una parte di noi. Ma è
precisamente la parte negativa che ci condiziona e ci
limita e da cui saremo progressivamente liberati. Al contrario,
la volontà di Dio non si contrappone mai a ciò
75
che vi è di buono in noi: l’aspirazione alla verità, alla
vita, alla felicità, alla pienezza dell’amore ecc. La sottomissione
a Dio cambia delle cose in noi, ma non soffoca
la nostra parte migliore, le aspirazioni profonde
che ci abitano. Le risveglia invece, le fortifica, le orienta,
le libera dagli ostacoli affinché si realizzino.
4) L’esperienza lo prova: colui che cammina con il
Signore e si lascia condurre da lui, sperimenta progressivamente
un grande senso di libertà, il suo cuore non
si restringe, non soffoca, anzi si dilata e respira sempre
più.
Dio è l’amore infinito, in lui niente è ridotto o limitato,
ma al contrario tutto è aperto e ampio. L’anima
che cammina con Dio si sente libera, sente che non
ha nulla da temere, nessuno la domina, tutto le è sottomesso
perché ogni cosa concorre al suo bene, le circostanze
favorevoli come quelle sfavorevoli, il bene
come il male. Sente che tutto le appartiene perché è
figlia di Dio, niente può limitarla perché Dio stesso le
appartiene. Non è condizionata da niente ma fa sempre
ciò che vuole poiché ciò che vuole è amare ed è sempre
in suo potere farlo. Niente può separarla da Dio
che ama, sente che se fosse in prigione sarebbe ugualmente
felice perché, in ogni caso niente al mondo può
toglierle Dio.
5) La vera soluzione del problema non è filosofica,
ma essenziale. Sul piano filosofico, possiamo sempre sospettare
che ci sia una contraddizione fra la nostra libertà
ed il volere divino. In fin dei conti, tutto dipende
da come ci poniamo di fronte a Dio. L’opposizione tra
la nostra libertà e la volontà di Dio si riduce totalmen76
te se il nostro rapporto con lui diventa un rapporto d’amore;
è questa l’unica soluzione.
Coloro che si amano uniscono le loro volontà liberamente
e volentieri, dipendono l’uno dall’altra: più sono
legati e dipendenti, più sono felici e liberi.
L ’adolescente è scontento di dover dipendere dal padre;
questa dipendenza gli pesa, preferirebbe essere autonomo
e non aver bisogno di nessuno. Ma il bambino
(così come dobbiamo diventare noi secondo il Vangelo)
non soffre di dover dipendere totalmente dai suoi
genitori, anzi è il contrario, visto che questo legame di
dipendenza è il luogo di uno scambio d’amore. Ricevendo
tutto dai genitori, accoglie il loro amore e vi risponde
amando a sua volta, poiché il suo modo di amare
consiste nella gioia di ricevere e di restituire con amore
quello che gli è stato dato.
6) Questo significa che se vogliamo che scompaiano
le contraddizioni (apparenti) tra il volere divino e
la nostra libertà, bisogna chiedere allo Spirito Santo la
grazia di amare Dio di più e il problema si risolverà da
solo. Amare Dio è la cosa più esigente che ci sia (questo
presuppone un dono totale: «Amerai il Signore Dio
tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con
tutte le tue forze»), al tempo stesso è la meno vincolante:
amare Dio non è un vincolo, poiché il suo splendore
e la sua bellezza sono tali che amarlo è felicità
infinita. Dio è il bene infinito; amarlo non limita il cuore
ma lo allarga infinitamente.
Se invece ci allontaniamo da questa prospettiva dell’amore,
.se la relazione tra Dio e l’uomo è solo una relazione
tra creatore e creatura, tra padrone e servo ecc.,
allora il problema diventa insolubile. Solo l’amore può
77
eliminare la contraddizione esistente tra due libertà, solo
Pamore permette a due libertà di unirsi liberamente.
Amare significa perdere liberamente la propria libertà,
ma questa perdita è un guadagno, poiché ci dona
PAlt.ro e ci dona all’Altro. Amare Dio significa
perdersi per trovare e possedere Dio e ritrovarsi in lui.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto
la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10, 39).
78
Indice
I - La santità è opera dello Spirito Santo . » 11
1. Il compito va al di là delle nostre forze » 11
2. Solo Dio conosce il cammino di ognuno » 14
3. La fedeltà alla grazia attira altre grazie » 18
II - Come far sbocciare le ispirazioni . . . . . » 23
1. Praticare la lode e la gratitudine . . » 25
2. Desiderare e chiedere le ispirazioni » 26
3. Decidersi a non rifiutare nulla a Dio » 26
4. Praticare l’obbedienza filiale e fiduciosa » 27
5. Praticare l’abbandono......................... » 29
6. Praticare il dista cco.............................. » 30
7. Praticare il silenzio e la pace . . . . . . . » 32
8. Perseverare fedelmente nell’orazione » 34
9. Esaminare i movimenti del nostro cuore » 35
10. Praticare l’apertura del cuore verso un
padre spirituale.................................. » 38
III - Come capire l’ispirazione di D io ? ......... » 39
1. Acquisizione graduale del senso spirituale » 40
2. Criteri per stabilire che un’ispirazione
viene da D i o ......................................... » 41
— Criterio esterno: Dio non si contraddice » 41
— Coerenza con la Sacra Scrittura e con
Vinsegnamento della Chiesa.............. » 41
— Coerenza con le esigenze della nostra vocazione
............................................... » 42
— Criterio interno: dalfrutto si conosce Valbero
......................................................... » 43
— Formazione dell'esperienza.................. » 44
Introduzione........................ .................................. Pag. 7
79
— Discernimento degli spiriti ................ ......» 45
— Segni complementari: costanza e umiltà » 47
— La volontà di Dio è sempre la cosa che
ci costa di p iù ? ...........................................» 48
— Le diverse linee di condotta da seguire
secondo Vimportanza delle ispirazioni » 51
— E quando non siamo fedeli alla grazia? » 54
Conclusione ..................................................... .....» 56
Preghiera del card. Mercier ................................ ......» 58
Appendice 1: Testi di Louis L a lleman t......... ......» 59
1. Natura della docilità allo Spirito Santo » 59
2. Mezzi per conseguire questa docilità » 60
3. Risposta alle obiezioni contro questo
insegnamento ....................................... ......» 61
4. Motivi che ci inducono a questa docilità » 63
5. Eccellenza della grazia e nostra ingiusta
re sisten z a .............................................» 65
Appendice 2: Testi di Francesco di Sales . . . . » 67
1. Criteri di discernimento degli spiriti » 67
2. Obbedienza, segno della verità delle
ispirazioni ........................................... ......» 68
3 . Breve metodo per conoscere la divina
volontà .................................................. ......» 68
4. Lo Spirito agiva senza ostacolo in Maria » 71
5. I sette doni dello Spirito Santo . . . » 72
Appendice 3: Libertà e sottomissione....................» 74

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...